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Opere Complete di Pancrazio Palma (1781-1850)

Giovanni Palma (a cura di)
Giovanni Fabbri Teramo, 1912, pagine 572

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a cura di Federico Adamoli

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   64 OPEEE COMPLETE
   e di moltissime greche voci e di alquanta fenicie lo riconosceva frammisto. In .Calabria quasi incorrotte altre elleniche parole rincontranti, e molte di fenicie ve ne ravvisano i filologi. Pure fa d'uopo riconoscere per germanici alcuni motti nel commune linguaggio confusi, ma accomodati all'italiana desinenza. E chi non riconoscerà nel Lombardo parlare il latino pronunziato da' Galli? Il Lazio che avea estratto il suo linguaggio dall'Etruria giusta asserisce Vairone (lib, 6 de lingua latina) quo circa, radices ejus in Hetruria non in Latio quaerendiim est, solo conservava il proprio idioma, ed ivi si attingeva lo schietto sermone latino, come in seguito fu nelle stesse toscane e latine contrade riconosciuto il forbito italiano, poiché ivi non misto a vocaboli, a desinenze, a pronunzie aliene, il latino, non più àjutato dalle eleganze degli scienziati, degli oratori e dei poeti (che tra le miserie tai luminar! non sorgono) erasi tramutato in una lingua volgare sì, ma conservante una regolarità, un'armonia che poco dette da fare a' grammatici per ridurla sotto il loro dominio. Quindi l'italiana favella non a' barbari deve la nascita, ma a quel naturale andamento delle umane cose, che tutto cambia ed anche l'idioma. Nella stessa Eoma questo alteravasi collo scorrer degli anni, tanto che Polibio stentò ad interpretare il primo trattato fra i Cartaginesi ed i Eo-mani, conchiuso meu di quattro secoli prima, a cagione del cambiamento sofferto in tal periodo dal linguaggio. Il medesimo Varrone ci lasciò memoria di tal successivo mutamento, scrivendo: multa cnim verbu aliud nunc sonant aliud ante significabant. Ed il Greco tanto cambiato da Omero a Demostene, senza intervento o mischianza di stranieri alte-rossi in modo che i moderni Greci han bisogno di studiare l'antica loquela; giacché i Turchi, i quali li conquistarono, in nulla si unirono agi' indigeni, ritenendo sempre il loro gergo come i loro costumi, la loro religione i! loro abbonimento per qualunque uomo non musulmano, al contrario dei Visigoti e dei Longobardi, i quali adottarono la lingua, la credenza ed i costumi d'Italia, come i Franchi si confusero coi Galli, i Goti cogli Spagnoli. Quello però che vi ha di singolare si è che i conquistatori ed .a loro esempio i

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