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sempre con Actum in Teate... In Penne'... in Aprutio... in Asoldo eco. in qualunque luogo della contea si stipulasse. Di che infinite pruove esistono ne' diplomi di quell'epoca a noi pervenuti, particolarmente nelle croniche di Farfa, di M. Casino, di Oasauria, di Carpinete e nel perduto cartolario della chiesa Aprutina '). I dotti latinisti non pertanto tornavano talvolta alle classiche nomenclature. Così il cronista di Carpinete, parlando nel 063 di un monistero; costruito da Berardo conte di Penne, al confluente della Nora, lo dice in Provincia Piceni. E fin dal secolo XV, annotando Teodoro Lellii da Teramo, vescovo di Trevigi, l'edizione romana dell'epistole di S. Girolaino si caratterizzò piceno.
Continuarono i Greci a sostenersi in molte città forti d'Italia, sempre battagliando coi Longobardi. Il Palina fa conto che dal 410 al 620 i nostri antenati furono preda dodici o tredici volte di conquistatori e riconquistatori, gli uni piìi degli altri disumani e distruttori. Kiporta ciò che Paolo diacono asserisce: che per l'ingordigia dei duchi furono dentro tale periodo uccisi molti nobili italiani, tassati i popoli pel terzo dei prodotti territoriali; e S. Gregorio scrittore contemporaneo ci lasciò notato : si veggono spopolate città, fortezze abbattute, chiese incendiate, monasteri di uomini e di donne diroccati, intere campagne abbandonate dagli agricoltori.
Possiamo credere che nel riferito periodo Truento, Castro — Truentino, Atri col suo marittimo castello, Interam-nia, Castronovo, Beretra, Penne, Angolo, Interpromio e molti vichi e paghi fossero adeguati al suolo. Truento doveva esistere ancora nel 483, allorché Vitale suo vescovo, che assistito aveva al Concilio romano, fu da Papa Felice
') Era questo un libro legato con tavolette, di 55 carte porgamene, nel quale erano registrati i placiti, gli acquisti, i cambi, gli enfiteusi della chiesa Aprutina, de' quali il primo era dell'886, l'ultimo del 1130. Questo prezioso monumento, dopo essere stato in parte inserito dilli' Ughelli nell'Jtotia sacra t. 1, consultato dal Muzj, dal Brunetti, dal Delfico, dal-l'Antinori e da altri, nello scorcio del secolo XVIII fu preso dal vescovo Pirelli e portato in Napoli per farsene scudo contro il capitolo, donde non più tornò in arcliivio. Ignorasi se sia stato smarrito o ritenuto da qualche avvocato.