DI PANCKAZIO PALMA
spedito insieme con altro vescovo all'imperatore Zenone, il quale li fece imprigionare. Distratto posteriormente non più si rimise in fiore, ed appena alcuni dei campati cittadini ritiratisi nell'acropoli dell'antica città riedificarono un rozzo paese detto Cinta TomaccMara. D'allora perdette il vescovado non più ripristinato. La ecclesiastica giurisdizione fu assunta dai preposti' de' vari monasteri. Eivisse Atri in più ristretto circuito, ma il suo emporio non più fu ricostruito. I superstiti abitanti di Beretra, il di cui nome erasi cambiato in Fano, come nomasi tuttora l'alto piano in cui si crede aver esistita, abbandonandolo se lo divisero, stabilendosi alle falde di esso in tre meschini villaggi, il più considerabile de' quali chiamasi Borgonovo, ove corn'an-che in Ginepro e S. Stefano, vedonsi adoperate pietre riquadrate, che dovettero trarsi dalle rovine della città, giacché altrimenti non potevano artefarsi da' meschini borghesi. Risorse Interamnia sulle sue rovine, rimanendo però distrutti anfiteatro, teatro, pretorio, tempi, basilica.
Non puossi in alcun modo indagare quale de' diversi invasori abbia agito sull'una o sull'altra città, né l'anno della rispettiva distruzione. Riguardo a Teramo solo sappiamo che questa non potette essere anteriore al 410, epoca della prima barbarica irruzione, e che quando S. Gregorio scriveva a Passivo vescovo di Fermo nel 602 era qualche tempo, da che gli abitanti vi si erano ristabiliti in tal numero e comodità da meritare la ripristinazione della sede episcopale. Fu questa commessa al vescovo di Fermo, perché altro più vicino né in Penne né in Ascoli esisteva, certamente per luttuose vicende alle aprutine consimili. Anzi Penne non riebbe vescovo sino al IX secolo. In tale periodo era eonte di Apruzio Anione, rammentato nella citata lettera, il primo di cui conoscasi il nome e l'epoca, sicuramente cattolico, perché il papa a lui accorda la consecra-zione di una chiesa in onore di S. Sabino.
Ripigliamo la lacrimevole descrizione di S. Gregorio, e consideriamo il disertamento delle nostre contrade. Addio navigazione, addio commercio, addio manifatture: pochi e miseri abitanti che coltivano appena il contorno de' paesi;