DI PANCEAZIO PALMA 09
pone detto nella cronica di Oasauria Piceni comes, del quale si ha una donazione al detto monistero del 6 Giugno 872 e di nuovo Lamberto nell'876, quindi Guido III. Questo secco catalogo può giovare a chiarire le epoche notate ne' diplomi del presente periodo, citandosi in essi il regnante non solo de' re, ma anche dei duchi.
Eitennero sulle prime i Longobardi il dritto romano del Codice di Teodosio, abrogando quello di Giustiniano. Ma nel 643 il re Rotari, convocata la dieta, vi promulgò un editto : e quindi altri ne sancirono i suoi successori. E sebbene tali leggi non obbligassero che i Longobardi, pure col decorrer de' tempi vi si sottoposero anche gli Italiani. In esse si conservarono i nomi e le divisioni delle provin-cie romane, talché continuava a chiamarsi Piceno il tratto dall'Esio alla Piscaria. Fra le prime menzioni dell'Apruzio, a noi pervenute dopo quella di S. Gregorio, noteremo una permuta di Aprile 762 fra l'abbate di Farfa ed il monaco Fulcualdo, il quale ebbe duas casus.... in territorio Aprutiensi super rivum qui vocatur Trottinus... essendo re Desiderio ed Adelchi suo figlio, e duca di Spoleto Teodicio, del quale si è indicata l'epoca. La stessa cronica riporta una bolla di Pasquale I, del 817, in cui si confermano i beni i» comita-tu... Asculuno, Aprutiensi, et Pinnemi ec. Anastasio ci assicura che tra vescovi assistenti alla coronazione di Ludovico II nell'844 fuvvi Siyismundus Episcopns Sedis Aprntiensis. Lo stesso imperatore noll'870 confermò ai Cassinosi i beni in finiìms Pinnemis, et in finibus de Apmtio usque in Firmo.
Governarono i principi Longobardi sino al 773, quando rotta venne l'amicizia tra il re d'Italia e Carlo Magno, il primo disgustato pel ripudio della sorella fatto dal secondo e questo per l'asilo dato da Desiderio ai figli di Carloman-no, per l'aggressione.di alcune terre della Chiesa romana, colla minaccia di occupar Roma e finalmente per l'inesecuzione de' trattati ripassati tra Pipino, padre di Carlo, ed Aistulfo antecessore di Desiderio, coi quali il secondo aveva giurato di restituire al Papa Ravenna ed altre città, al numero 22.
Ad istanza del Pontefice, che chiesegli ajuto, scese