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Opere Complete di Pancrazio Palma (1781-1850)

Giovanni Palma (a cura di)
Giovanni Fabbri Teramo, 1912, pagine 572

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a cura di Federico Adamoli

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   DI PANCKAZIO PALMA 73
   di Fermo, a Pandolfo principe di Capua e di Benevento, in premio di essersi sottratto dall'alto dominio dell'orientale imperatore e sottoposto all'occidentale; dopo di che il nuovo duca associossi il figlio Landolfo, cui subentrņ Trasmondo IV. nel 983, ed a costui Ugone Marchese di Toscana nel 989; come per rinunzia di esso nel 999 Ademaro, che fu poi anche principe di Capua.
   Ma tutte le sopradette storiche calamitą non sarebbero state bastanti a compiere la nostra degradazione, se non vi si fosse aggiunto il flagello dell'innalzamento del mare, avvenuto ne' secoli IX e X,,giusta il calcolo del Sig. Nicolini, che per l'Adriatico, oltre l'analogia, si fa spalla dell'autoritą « di quella gran mente di Bustachio Manfredi e del « veneziano sig. Ernilio Capolanzi, il quale ha studiato i « lidi Veneti e ravennati ». Allora l'onda marina dovette avanzarsi su per le valli de' fiumi, distruggendo ogni avanzo di porti e di fabbriche marittime. Immaginiamoci lo stato della nostra provincia in que' due secoli, detti di fer-. ro, che formano l'ipogeo della nostra miseria, come il 5. secolo di Eoma era stato l'apogeo della nostra prosperitą.
   Il regno d'Italia in potere di re germanici, residenti per lo pił al di lą delle Alpi. Grandi vassalli, ciascuno i-solato e tenero de' suorpersonali vantaggi, abbandonavano le cure del governo ai comiti delle varie regioni. Costoro un tempo semplici magistrati, la fecero da veri sovrani, divenuti ereditar!. Suddividevano la loro autoritą ai baroni de' moltissimi feudi e suffeudi; e costoro, salva la sudditanza verso de' conti, ed il sussidio di militi e di denaro nelle occorrenze, si riputavano i padroni del suolo e degli uomini che erano incardinati al feudale loro dominio. Ei-sedevano per lo avanti ne' castelli, divisi dai sudditi. Sorse il bisogno di riunirsi, onde difendersi dalla pirateria terrestre e marittima de' Saraceni, i quali con singolare barbarie, non solo qualunque ricchezza, ma umane creature facevano oggetto di preda. Perlochč scelti da' miseri abitanti i pił forti siti, la etichetta di quell'etą volea che questi avessero una certa pendenza. Riserbandosi la parte pił elevata pel signore, si disponevano nell'inferiore pendio

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