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di trasmigrare in un altro. Tanto era l'avvilimento della rendita che i conti, i baroni, ed i monasteri volentieri cedevano feudi e tenute sotto un niesckinissimo annuo censo,
0 come allora dicevasi, servizio, oltre le prestazioni dovute al re in militi e fanti, le quali rimanevano a peso del concessionario.
Credo opportuno dar qui un saggio dei giudi/i del secolo X ed XI, riferendone diversi. Comincio da uno occorso tra il vescovo aprutino e l'abate di Casauria, inserito per esteso dal Muratori nell' appendice alla cronica di questo cenobio. Avevano i due fatto cambio di vistosi fondi. Pentito il vescovo pili non voleva stare al contratto. Eicorsero
1 monaci alla corte imperiale, e questa tenue il suo placito nel piano di Aucariano, oggi Piancarani villa di Campii, territorio Apruziense, ove sedettero i cónti Attone ed Alkerio, creduto dal Muratori conte aprutino, tre giudici, quattro gastaldi de A2)rutio (giudici inferiori subordinati al conte), tre gastaldi di Ascoli, uno di Ferino ed altri. Avanti tal tribunale comparvero a' 9 luglio 976 l'abate e l'avvocato del vescovo. Il primo presentò 1' atto del cambio, già conchiuso col consenso dei primarii sacerdoti dell' episcopio, coli'intervento di un messo pontificio, non che di Azzone giudice, ed era stato rogato da Attone, scabino e notajo, terminante col solito Actum in Apr litio felicilcr. IL vescovo fu condannato; la decisione venne stesa dallo stesso Attone.
Altro placito del 989 fu celebrato nel territorio apru-ziense, nel luogo detto Camperà, ove sedevano Attone conte e Guiglieltno conte, messo di Ugone duca (di Spoleto) e marchese (di Camerino), coi vescovi di Teramo e di Penne ed un giudice dell'imperatore. Di altro giudizio farò memoria, reso dentro il 900 nel territorio apruciense, nel campo di Bocino (Bozzino sotto Cologna), nel quale risedeva Attone glorioso ed inclito conte, con Attone suo nipote, il vescovo Pietro con tre giudici. Più notabile è un giudizio inserito nel più volte rammentato Cartolario, tenuto nella campagna di Grasciano, innanzi Gherardo conte di Ascoli, messo di papa Vittore II. con a lato il vescovo di detta città, Pietro giudice, Adamo giudice Longobardo ed assi-