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sue cattive maniere i medesimi acclamarono nel 1004 lo stesso Errico. Piacemi qui notare che in detto anno fondessi nel piano detto ora di S. Atto, per opera di Trasmondo conte o chierico, e di Aimelda figlia del conte Ugo sua consorte, il celebre monistero di S. Niccolo a Tordino, die sorse a tanta fama, ebbe tante possessioni, feudi e giurisdizioni di chiese: e che nell'anno seguente 1003 fu edificato da Tentone e da Igeldrude, moglie di lui e figlia del conte Ardengo, altro di monache in S. Giovanni a Scorzone, il quale non solo possessi e feudi, ma anche ginrdizioni ec-clesiastiche si ebbe: talché, l'abbadessa dalla porta del suo parlatorio investiva diversi parroci) i, loro imponendo la presbiterale berretta. (Leone Ostiense e Gattola). È da notare che non erasi fin allora riconosciuta la sovranità dell'imperatore S. Errico di Baviera, essendosi taciuto' negli atti suddetti tanto il suo nome, che quello di Ardoino re d'Italia. Trapassato il primo a' 13 luglio 1024 gii successe nel regno italico nel 1020 Corrado di Frauconia. nomato il salico, che dette luogo al suo tìglio Errico III il nero, coronato imperatore nel 1046. Buchi di Spoleto nostri sovrani intermedii furono dopo Ademaro, lianieri dal 1010, che trasferito al ducato di Toscana, fu succeduto da un Raimaro, cui nel 1021 subentrò Ugo II, il quale tenne due placiti nel contado di Penne. A costui fu sostituito Ugone III. Può sospettarsi che Ugo ed Ardeugo, menzionato senz'altra indicazione nelle riferite fondazioni, fossero conti aprutini. Sollevato nel 1055 al soglio pontificio Vittore II, l'imperatore Arrigo III. gii affidò il governo del ducato di Spoleto e della Marca Fermaua, ciò che il Muratori desunse da un placito, contenuto nel prezioso cartolario della nostra chiesa, pubblicato dall'Ughelli. Questo placito ') o giudizio fu reso in luglio del 1056, nel piano che diciamo di Aicola presso Putignano, dirimpetto al castello controverso, ad istanza di Pietro vescovo della sede aprutina, il quale vi comparve alla testa del suo clero, patrocinato dai vescovi
*) Placito significava il luogo ove iigitavansi le liti, ina più sposso la stessa lite ed il seguente giudizio. Di qui lo parole piato o piativo.