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Opere Complete di Pancrazio Palma (1781-1850)

Giovanni Palma (a cura di)
Giovanni Fabbri Teramo, 1912, pagine 572

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a cura di Federico Adamoli

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   DI PANCRAZIO PALMA 83
   nostre due contee con alcuni casali dell'Ascolana incorporati al ducato di Puglia, sebbene poi rioccupate dal duca di Spoleto circa il 110.1 fino al 1130, durante il qual intervallo nel menzionato Cartolario si segnava il regnante degli occidentali imperatori. Furono riacquistate dal gran Euggiero in quel tempo ancor duca di Paglia e di Calabria, e di nuovo riprese da Lotario, che entrato in regno per la nostra frontiera nel 1137, espugnò Castelpagano, come lo chiama l'annalista Sassone, e lo dice luogo fertissimo, dopo di che pertossi a Termoli (non a Teramo,- come scrisse Gian noni), indi a Traili ed a Bari, che resistendogli assediò, ed avutala fu col Papa Innocenze in Salerno, allora capitale de' dominii di Terraferma. Euggiero erasi ritirato in Sicilia. Disciolsesi la lega per dissensioni fra il pontefice e l'imperatore. Morto costui nel ritirarsi in Germania sulle Alpi, gli successe Corrado d'i Svevia. Allora il Normanno ricuperò la penisola, e con lui il pontefice conciliossi a' 25 luglio 1139, rimanendo Euggiero investito del regno. D'allora in poi non pensò che a riavere i paesi già conquistati. Scrive il cronista di Casauria che inviò nella contea Tea-tina, con grande esercito nel 1140, Anfuso o Alfonso suo figlio, il quale passando la Pescara, prese molti castelli, predandone le spoglie e bruciandone alcuni. Vi sopraggiunse il primogenito duca di Puglia; ed ai due fratelli il Papa spedì due cardinali a raccomandare che rispettassero i confini del dominio pontificio. Ebbero in risposta che non in-tendevasi prendere l'altrui, ma ricuperare il proprio. Infatti ripresero la nostra contea, colle aggiunte terre dell'Ascolana, sino ai limiti della prima occupazione, mantenuta sino a' nostri giorni.
   Sorgeva ormai l'aurora di quella civiltà, che Italia non più pretermise, ma gradatamente accrebbe fino al secolo di Leone X. Già Bologna avea una pubblica scuola di dritto romano. Una marina si ricrea per guerra e per commercio. Le nazioni di Europa, prima estranee e quasi sconosciute le ime alle altre, si avvicinano. E donde così inaspettato cambiamento? Lasciamo a Vico immaginare la rotazione di barbarie e di civiltà. Essa non è in. natura. Evvi bensì

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