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Opere Complete di Pancrazio Palma (1781-1850)

Giovanni Palma (a cura di)
Giovanni Fabbri Teramo, 1912, pagine 572

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a cura di Federico Adamoli

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   86 OPERE COMPLETE
   ed altri colsero tanti allori nella prima conquista di Terra Santa, fatta da Goffredo nel 1099.
   Inclusa la nostra regione negli Stati di Bnggiero, separati dal ducato di Spoleto e dall' alta signoria del papa o dell'imperatore, che tuttora se la contendevano, le nostre sorti col regno di Puglia si associano. Conservò detto re le preesistenti politiche divisioni, sostituendo conti normanni agli antichi. Discacciò i Saraceni dall'una e dall'altra Sicilia: portò contr'essi la guerra in Africa, ove loro ritolse Tripoli, ed in altra spedizione Tunisi e Bona, nella quale occasione liberò gran numero d'Italiani fatti schiavi da' barbari. Trapiantò di Grecia in Palermo i gelsi e vi eresse un magnifico setificio. Eadunò un generale parlamento in Ariano, fissò per unità monetaria il ducato, dominò per le contee i'giustizieri in persona de' conti. Almeno tali furono il nostro Boberto di Apruzio ed Oderisio di Pallearia (forse per Penne), sotto la dipendenza di un gran giustiziere, che soprastava a più contee. Così in quest'epoca si trova rivestito di tale dignità Boemondo conte di Manoppello, che inoltre aveva il titolo di contestabile di tutto il paese sottoposto alla sua giurisdizione, la quale oltre le due nostre, abbracciava le contee di Bieti, di Forcoua, di Amiterno, di Valva, di Marsi e di Tete.
   Tutti i paesi erano feudali, come si arguisce dalla rivela fatta per una grande spedizione, non indicata nel diploma, il quale è anche mancante di data. Or la più parte degli scrittori del regno, non potendo concepire che in quel secolo vi fosse un grande preparamento senza lo scopo di una crociata, vorrebbero riportarne la data alla caduta di Gerusalemme, avvenuta nel 1187. Muratori però la crede ordinata per la doppia guerra intrapresa dal nostro re contro l'impero d'Oriente e contro i Mori d'Africa durante il 11Ì7 e 1148. Lo storico Palma opina con soda critica, sebbene con alcun dubbio, che l'oggetto ne fosse la difesa del regno dalle armi del pontefice e dell'imperatore, ingelositi della potenza del gran Euggiero, il quale avea potuto scrivere nella lama della sua spada: « Appuhis et Calaber, Siculus mihi servit et Afer ». E fu saggia politica il tacere l'oggetto

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