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della rassegna affili di non irritare due potenti avversar!, co' quali si era iu pace apparente. Certo che neppure una volta in tutta la mostra si parla di Terra Santa; ciò che non sarebbe avvenuto se per quel paese fosse stato progettato l'armamento. Al contrario si nomina talvolta genericamente la grande spedizione, per la quale uno dice che nul-l'altro avendo, offre se stesso. Roberto Persilingo (p. 19) pel suo feudo di un milite nel principato di Taranto, ne offre (5 e soggiunge che se la necessità fosse nelle sue parti, darebbe quel che più potesse. Un altro barone dopo aver esibito il doppio, come gli altri, protesta, che se il bisogno fosse stato nella Marsia, ov'egli dimorava, sarebbe uscito in campo con tutte le sue forze. Or l'abate Romanelli opina che Marsia si dicesse allora l'attuale nostra provincia. La mostra, a mio avviso, vuoisi riferire a circa il 1150. Viene quest'epoca sostenuta dal Marnili contro il Borrelli, ed appoggiata dai nomi de' baroni rivelanti, di molti de' quali costa da documenti aver fiorito nella metà del secolo XII. Fra questi nominerò Boemondo conte di Manoppello, giustiziere delle tre attuali provinole di Apruzzo, Guidone vescovo Apvutino, Oderisio de Pallearia, o di Colle Pietro, Roberto conte di Aprnzio ecc. ragione potissima, alla quale non potendo resistere i partegiani della diversa opinione, vogliono che facendosi la rivela circa il 1187, si fossero ritenuti nomi anteriori; ciò che sembra impossibile, particolarmente pei vescovi, e per gli abati; ed anche perché i rivelanti esibivano prestazioni straordinarie non dovute; ed il governo non poteva certamente accettare offerte di morti, nell'atto che le parole esprimono sensi energici. Ma dato che circa il 1187 si facesse una rassegna, e si modellasse su di una più antica, o questa si adottasse come documento del debito di ciascuno, ritenendosi, anche i vecchi nomi, questa primitiva appartiene alla storia, giacché a noi giova rintracciar lo stato del paese in ciascuno stadio, importando poco di conoscere lo scopo di un atto, che a disegno è taciuto. L'originale di quest'unico documento della Normanna dinastia conservasi nel grande archivio della zecca, e fu pubblicato dal Borrelli (Vindex Neapolitanae nobilitati^) pieno