CAPITOLO VII, Monarchia degli Svevi.
Finiva intanto in Guiglielmo II, detto giustamente il buono, morto ai 16 Novembre 1189, la gloriosa Normanna dinastia, che avea innalzato a ragguardevole potenza il regno delle Sicilie, da guerreggiar vantaggiosamente colle africane reggenze e coi due imperi di Occidente e di Oriente. Invano il parlaménto di Palermo, abborrendo la Teutonica straniera sovranità, ravvivava la regia stirpe in Tan-credi, che Errigo di Svevia, quale perché sposo di Costanza, figlia postuma di Euggiero, si accingeva ad occupare il regno. Inviò un'armata, la quale diportossi nel modo più barbaro, sino a Napoli, che invano assediò e fu bellamente difesa dal conte di Acerra, onde dovè retrocedere. Dopo di che, essendosi Tancredi impadronito di Costanza, lungi dal rattenerla prigioniera, la- rinviò con ogni onorificenza al suo sposo. Non fu la nostra provincia esente da devastazioni, che Errigo lasciava a sostenervi il suo partito alcuni suoi uffiziali, tra quali Bertoldo di Conisburg, il quale al dire del cronista di Carpinete, totum comitatum pinnensem et aprutinum comumpsit, castella diruti, ecdesias expoliavit, liomi-nes miseros bestiali feritale truncavit, ita qiiod Teutomicorum humanitas in belluinam videretur mentem mutata. Eicuperò non pertanto Tancredi la nostra regione, forse nel 1191, costringendo Eainaldo conte aprutino a lasciare lo svevo partito, allorché venuto in Termoli vi radunò un'assemblea di conti, e baroni, donde si portò sulle rive dell'Aterno nel contado pinnense, e vi dette udienza ai monaci di Carpinete, lor