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Opere Complete di Pancrazio Palma (1781-1850)

Giovanni Palma (a cura di)
Giovanni Fabbri Teramo, 1912, pagine 572

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a cura di Federico Adamoli

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   102 OPERE COMPLETE
   insieme con le precedenti, e tratta dello stesso archivio, che nel 1257 Guglielmo di Trasmondo di Acquavh7a esercitava diritti sui paesetti Mozzano e Alvetreti, ora inclusi nel territorio di Bipa. Si ha dal Brunetti che prima del 12G6 Attone di Acquaviva donò la sua quinta parte di Spinetoli al vescovo di Ascoli, essendo gli altri quattro quinti dei signori di Monsampolo, di Bollante, di Montaldi e dei Buoncanibi. Perdoni il lettore una digressione occorsa per dilucidare i primordì di un'illustre prosapia, della quale avremo molto da ragionare. Debbo anzi soggiungere che vari di tal predicato ben presto si stabilirono in Teramo, poiché quivi erano nel 1267 Rainaldo, Golf redo, e Nicolo di Eainaldo di Acquaviva, e che Gentile nel 12(59 sposò Margherita di Caprafico. Fratello di Gentile era Berardo di Acquaviva, uno dei falconieri dell'imperatore Federico II. nel 1239.
   Attaccati furono i primi Acquaviva al ghibellino partito: quindi Federico II. spedì nel 1231 Rainaldo juniore, con un corpo di truppe per difendere Viterbo. Anzi, se stiamo a ciò che ne dice il Mazzella (Descrizione del regno p. 513) gran cultore dell'Araldica, questa prosapia, seguendo la parte ghibellina, mutò i colori della sua arma. Avea prima un leone rampante d'oro in campo azzurro, e poi al contrario adottò un leone azzurro in campo d'oro, che ha poi sempre ritenuto. Non sou'io tanto inteso de' costumi di quel tempo, da capire cosa potesse importare un tal cambiamento, e come potesse alludere ad un partito.
   Tornando alla narrazione dirò che Arrigo, il quale avea convenuto di pagare a Celestino III. il tributo o ghinea, per l'investitura del regno, morissi nel 1197, seco portandosi le maledizioni dei popoli. Lasciò nel regno il figlio'Federico di 3 anni e numerosi Tedeschi, fra quali Marqualdo duca di Spoleto e Corrado Mosca in cervello conte di Assisi e di Sora. Intanto Innocenze III. affidava l'educazione del giovine principe a tre vescovi, i quali lo istruirono nelle scienze e nella poesia, si che poi le italiane lettere furono accolte e protette alla nostra reggia, nell'atto che in tutte le altre di Europa non era vi che barbarie. Non successe Federico pacificamente al padre, che il trono di Germania

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