)I PANCRAZIO PALMA
In una spedizione, avendo l'imperatore fatti prigioni molti cittadini della lega lombarda, inviatili nel nostro regno, con suo ordine emanato da Pisa in Decembre 1239, li ripartì ad altrettanti baroni perché li custodissero e li nudrissero. Quelli delle nostre parti, in giustitiava Apruzii furono: Vinciguerra di Bollante, Matteo di Bollante, i signori di Me-latino, i signori di Colle Pietro, il conte Berardo di Loreto, i signori di Brittoli, i signori di Pianella, i signori di Poggio Kaone e di Colle Maggio, Tancredi di Celiino, Berardo di Leognano, Manerio di Castagna, Rainaldo di Acquaviva, Matteo di Ganzano, Trasmondo di Colle Vecchio, Bernardo e Roberto di Tortoreto, Giacomo di Cerreto», i signori di Amaro, di Poggio Uinbrìcchio, di Scorrano, di Roseto, di Caprafico e di Latroja.
Dolce frattanto era il governo che in Teramo facevano i vescovi aprutini. Contenti di pochi onori e della conferma del giudice di seconda istanza, abbandonavano mano mano i dritti giurisdizionali ai cittadini, ed amplissima era stata la concessione che avea lor fatta Sasso nel 1207. In essa considerando i lavori de' cittadini sì ne' campi che nelle mura della città, affinchè questa si ripopolasse, tanto dagli oriundi che da' forestieri, confermò e largì di nuovo la libertà degli abitanti, i dritti giurisdizionali e quello di non poter essere arrestati. Concedè l'immunità de' fondi, salvo i servizi (prestazioni) legalmente dovuti, sia alla chiesa, sia ad altri. Loro rimise alcuni dritti doganali, che i vescovi esigevano nel sobborgo di S. Flaviano, e cedette il mero impero, o sia il diritto di giudicare le cause criminali, da esercitarsi dal Potestà, ed anche le più gravi, che il vescovo, come feudale signore, aveva dritto di decidere, cosa rara in que' tempi. Quindi stabilì il modo di scegliersi il Potestà da un mediano, nominato dal vescovo fra gli antichi e probi cittadini, idoneo, non diffamato, non chierico. Costui giurava che senza frode nominerebbe un uomo conveniente, come Dio l'ispirasse, ad onore di Dio, di S. Maria, del vescovo e del popolo. Eletto il potestà era condotto al prelato, che lo faceva giurare allo stesso modo, nell' atto che lo ammoniva ad esercitare fedelmente l'impiego. Conservarono i successori