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Opere Complete di Pancrazio Palma (1781-1850)

Giovanni Palma (a cura di)
Giovanni Fabbri Teramo, 1912, pagine 572

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   DI PANCRAZIO PALMA 109
   stranza al pontefice, che da Lione erasi portato in Milano. Commosso questi, con breve dei 7 luglio 1241, acremente rimproverò/ gli Ascolani della loro prepotenza, comandò che tutti i danni fossero risarciti, si liberassero i prigionieri, ed abrogò la concessione in feudo fatta dal Legato. Costui da Atri, ove trovavasi, diresse al vescovo, capitolo, potestà, consiglio e comune della città di Teramo un suo decreto, col quale, dopo aver inserito il breve pontificio, dice: che egli restituisce alla chiesa, ai cittadini ed al Comune di Teramo tutte le libertà, i dritti, vassalli e possessi che prima godevano.
   Intanto Corrado, venuto in regno per mare, debellava chiunque avea favorita la pontificia autorità. Senza guardare a misura punì il conte di Aquino; ricuperò Capua e subito la smantellò. Avendo Napoli negato di arrendersi, presala dopo ostinato assedio, vi esercitò estremo rigore. Ne distrasse le mura con diversi palazzi, e molti nobili mandò in esilio. Andato alla chiesa maggiore e trovato innanzi alla porta un cavallo di bronzo senza freno, Corrado gli fece porre il morso e scolpire sopra le redini questi due versi:
   Hactenus effrenis domini mino paret habenis.
   Rex doniat ìmnc equus Parthenopensis equum. Nel corso del 1233 tornarono sotto al suo dominio Te-ramo, Penne ed in ultimo Atri. Questa sempre guelfa, più resistette perché avea per potestà Eainaldo conte aprutino, figlio di Monaldo, già bandito da Federico e rimpiegato, com'era naturale, dal Papa. Caduto in mano di Corrado venne impiccato per la gola. Roberto suo fratello già imprigionato da Federigo, evaso nel rincontro, potè salvarsi, esulando durante i regni di Corrado e di Manfredi. Poco dopo in Melfi Corrado fu colto dalla morte, mentre prepa-ravasi a ritornare in Germania, lasciando un figlio di due anni, chiamato anche Corrado, sotto la tutela di Bertoldo di Hoemburg. Scorso alcun tempo questi volle che Manfredi assumesse il ballato del regno. Scorgendo costui l'estensione del pontifìcio partito, non solo tra i baroni, ma anche nel popolo, stanco del duro giogo de' Tedeschi, era per cedere

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