OPERE COMPLETE
il possesso del regno al pontefice, salvi i dritti del nipote ed i suoi. Ma svanito il trattato ritirossi in Lucera, e col-l'aiuto de' Saraceni, i quali vi abitavano, posta in piedi un'armata, disfece l'esercito papale presso Troja. Andò Manfredi ricuperando i regali domini; e divenuto abbastanza forte, avendo sparsa la voce della morte del piccolo Corrado, si fece coronare in Palermo agli 11 Agosto 1258. Sicuro nel suo regno spedì truppe in ajuto de' ghibellini della Toscana e della Marca. Depressi i guelfi egli divenne il vero dominante di quei paesi. Condannò al saccheggio An-carano e Maltignano, forse perché guelfe.
Nel frattempo Urbano IV. e dopo di lui Clemente IV. ambi francesi, istigavano Carlo conte di Angiò e di Pro-venza ad invadere il regno. Finalmente nel 1265 costui fece vela da Marsiglia con 20 legni. La navale armata che doveva contrastargli l'entrata nel Tevere, fu allontanata da una tempesta, onde Carlo potè giungere in Eoma, di cui era stato eletto senatore. Scendendo il suo principal corpo in Italia non opposero i ghibellini quella resistenza che dovea attendersi. Giunti i Francesi al Garigliano il conte di Caserta inviato contr'essi, si ritirò proditoriamente. A-vendo Manfredi concentrate le sue forze in Benevento ivi avvenne una battaglia, nella quale l'infelice re vedendo sopraifatto il primo ed il secondo corpo della sua armata, potè ben comandare alla riserva di avanzarsi che non venne ubbidito. Non volendo sopravvivere alla disfatta, spronato il cavallo, si cacciò nel più folto della mischia, ove cadde estinto.
È stato scritto da molti storici che il suo corpo fosse stato inandato a sotterrare alla frontiera del regno, in riva al fiume Verde, che dal Boccaccio si dice a Picenatibus di-videns Aprutinos et in Truentum cadens. Volendo ritenere questa circostanza si è pel Verde creduto da alcuni il Castellano, da altri il Marino. Nessuno però di essi può dirsi divisore de' due popoli in qualunque epoca, ina si sa che Boccaccio era ignorantissimo di tutto quello che riguarda le nostre regioni (v. Questioni Apruzzesi). Biagioli nel commento di Dante (111. v. 132) dice che il Verde sia presso