CAPITOLO Vili. Dominazione degli Angioini.
Ben presto tutto il regno si sottomise a Carlo d'Angiò. Speravasi da esso il secol d'oro e la diminuzione delle gravezze; ma queste si aumentarono di molto. Kipiansero allora i regnicoli il regime di Manfredi. Intanto Corrado juniore, detto Corradino, scendeva in Italia, istigato dai ghibellini e dagli esuli a riacquistare il trono delle Sicilie. La sua armata, ingrossata dai romani e da' ghibellini, dopo disfatta in Toscana una schiera angioina, si avanzò alle frontiere presso Tagliacozzo. A questi annunzi parte della Sicilia, varie città di Puglia e di Calabria, particolarmente i Saraceni di Lucera, acclamarono Corradino. Carlo, per la valle Liri giunto nella Marsica, venne a battaglia. L'armata di Corradino, superiore di numero, sbaragliò ben presto il nemico. L'Angioino, avendo ancora in riserva uno scelto drappello di cavalleria, non sapeva frenarsi dal correre con questo in ajuto de' suoi: ina fu trattenuto da Talleri cavaliere francese, che reduce da Terrasanta, erasi fermato ad assisterlo col senno e colla mano. Quando costui vide i Tedeschi sparpagliati nell'inseguire i fuggitivi e nello spogliare i morti, disse al re: ora è tempo, o Sire, la vittoria è nostra, e jìiombando coi scelti cavalieri sui nemici, rimasero vinti i vincitori. Corradiuo, appena ebbe tempo di fuggire, insieme con Federico d'Austria. Procurarono di giungere al mare presso Astura; e mentre stavano noleggiando una barca per Pisa, i Francipani signori di quel paese li arrestarono ed inviarono al vincitore, dal quale