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natore, la Toscana con quello di vicario; o sotto lo specioso nome di pacificatore tendeva a sottomettere tutta Italia, allora dominata da' Guelfi, dei quali era il capo ed il sostegno; con dritti inoltre sul regno di Gerusalemme e sul principato di Antiochia a lui assicurati da pontificia sentenza, qual successore degli Svevi, e da rinuncia avuta da Maria nipote di Baldovino IV. Né in tal regno ebbe semplici dritti, ma anche possesso, talché potè spedirvi Euggiero Sanseverino, il quale in suo nome ricevette da' baroni di quello Stato, non che dai cavalieri Templari l'omaggio e più secoli dopo rimaneva su molti edifici! di colà lo stemma di Angiò. Fu però indotto a dimettere le cariche di senatore di Eoma e di vicario di Toscana.
Circa questo tempo Michele Paleologo, che era divenuto imperatore di Oriente, onde evitare l'impeto delle armi del nostro re, unite a quelle di Venezia e di Ungheria, scrisse a S. Luigi re di Francia che egli voleva riunirsi alla chiesa cattolica. Papa Gregorio X. credè sincere quelle proteste. Quindi tutto si adoperò per impedire l'invasione, ed intimò un generale concilio in Lione. Carlo vedeva con dispiacere la riunione, che avrebbe tolto a lui ogni motivo di ostilità e l'appogio del pontefice. Perciò perseguitò i suoi sudditi che volevano contribuirvi e confiscò ai Cassinesi i feudi che tenevano in Apruzzo. Assunto nel 1281 al pontificato Martino IV. francese, Carlo rianimò la guerra contro il greco imperatore, e tra le fazioni italiche già pacificate da Gregorio X. Intanto nella pasqua del 1282 scoppiò la rivoluzione di Palermo, conosciuta sotto il nome di vespro siciliano, imitata dai Messinesi, quindi dal resto della Sicilia. Pietro re di Aragona, mettendo innanzi le ragioni di sua moglie Costanza, figlia di Manfredi, volato in soccorso degl'insorti, entrò in possesso di tutta l'isola, che per lungo tratto restò divisa dalla penisola. D'allora, come Pietro ed i suoi successori si dichiararono re di Sicilia, il continente cominciò a dirsi impropriamente regno di Napoli, da che quella città male a proposito fu scelta per residenza de' re, non ostante che tutti della dinastia d'Angiò continuassero ad intitolarsi re di Sicilia, duchi di Puglia e principi di Capua. A Carlo I