il PANCE A ZIO PALMA
deve Chieti la sua grandezza; poiché piacque a lui di ordinare che ben sette paesi fossero distrutti, acciò gli abitanti si riducessero in Chieti, cui aggiunsero altrettanti quartieri. La perdita dell'isola, diverse rivoluzioni parziali al di qua del Faro, operati dai parteggiani dell'Aragonese, la sconfitta navale ricevuta nelle acque di Napoli, colla prigionia del suo primogenito, arrestarono le imprese di Carlo; e la sua morte avvenuta a' 6 gennaio 1285, quando faceva nuovi apparecchi per riacquistare la Sicilia, pose termine a' suoi progetti. Carlo II. suo figlio, ricuperata a duri patti la libertà nel 1288, fu coronato in Eieti a' 29 Maggio 1289, governando frattanto il regno un cardinale legato 'del Papa ed il conte di Artois, fratello del re di Francia. Pochi anni dopo, essendo la moglie Maria rimasta unica erede di Stefano V. re di Ungheria, Carlo II. fu coronato re di quel paese, insieme con Carlo Martello suo figlio.
Si è detto da molti che Carlo I. ed i discendenti Angioini fossero ligi de' papi e che governassero sotto la loro influenza. Quali che fossero state le condizioni dell'investiture, il primo non solo non si lasciò imporre, ma dominò egli i papi, Borna e tutte le città guelfe d'Italia, tanto che Nicolo III. dovette collegarsi, come si è cennato, coll'impe-ratore per temperare la potenza di lui. Certamente non acconsentì che si restituissero al vescovo di Ascoli le Terre «he Errigo e Federigo di Svevia gli aveano concesse, e durarono sempre a far parte della nostra regione, come S. Omero ed Acquaviva sua villa, sebbene dallo stesso Errigo fossero stati donati all'arcidiacono di quella città, come si osserva nella riferita rassegna.
Durante la prigionia di Carlo II. Gualtieri signore di Sellante ed i baroni di Morricone, Poggio-Cono, Caprafico, Forcella, Bisenti, Poggio Eattieri, indispettiti dei continui maneggi de' Teramani, che con tutti i modi attiravano abitatori, togliendoli ài rispettivi feudi, unitisi ai Camplesi, infestarono le campagne di Teramo e di S. Flaviano, col pretesto di riprendere i loro vassalli. Quindi incendiarono Eipattone ed assediarono Teramo, cui dettero più assalti sempre respinti, finché giungendo da Aquila il capitai! gè-