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Opere Complete di Pancrazio Palma (1781-1850)

Giovanni Palma (a cura di)
Giovanni Fabbri Teramo, 1912, pagine 572

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a cura di Federico Adamoli

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   DI PANCRAZIO PALMA H9
   di molte città di Lombardia, di Toscana e di Romagna. Ciò non pertanto diversi signori della nostra regione, fra quali Matteo di Melatine ed Oderisio di Oorropoli, seguirono- la .parte ghibellina, e rifuggiti nella Marca rientravano ostilmente nel regno. Continuò Roberto a tenere a se ligio Ole-mente V., sconsigliatamente ritiratosi in Avignone città soggetta al re, che fu dal medesimo Papa dopo la morte dell'imperatore Errigo VI. detto VII, dichiarato vicario di tutta l'Italia. Ebbe anche Roma, di cui in intitolato senatore. Sicché godevasi la signoria dell'intera Italia.
   Giudico qui dar le posteriori memorie de' conti di A-pruzio, scacciati da Federico II, dopo aver fatto impiccar l'ultimo, salvandosi esulando il fratello Eoberto. Venuto Carlo d'Angiò sperava costui giustamente riaver la contea; ma al nuovo re più de' rancidi dritti premeva gratificare i cavalieri francesi, che lo aveano ajutato. Solo nel regno di Roberto ottenne una pensione di 20 scudi d'oro con diploma de' 21 Maggio 1312, esistente nel grande archivio; ma dovette rinunciare alla regia corte i suoi dritti sulla contea. La sua prosapia ebbe in seguito la signoria di Ocra nell'Aquilano, ove nel finir del secolo XIII. fiorivano Rainaldo, Pietro e Tommaso de Apnttio. Quest'ultimo, detto più. comunemente de Ocra fu cardinale e poi innalzato agli altari come Beato. Viveano nella stessa epoca due suoi nipoti Matteo e Rainaldo. La illustre famiglia passò posteriormente in Ortoua, e vi fu annotata in un censimento del 3595. L'ultima discendente ottuagenaria fu ivi trovata dal Brunetti nel 1641.
   Se per lo passato Teramo, Campii, Ci vitella aveano cercato di aggregare i vicini feudatarì, facendosi cedere i loro dritti ed invitandoli ad abitar le città, nel presente secolo cercarono di dilatare il proprio territorio comprando i frantumi de1 feudi. Il tenimento di Teramo in tempo della riedificazione riducevasi alla paToechia di Carfcecchio, alla parte settentrionale del Pennino, detta di cantra, sino al confine colle parrocchie del Poggio Cono e di Miano. Poiché appartenevano ai propri. baroni i castelli della Vetica, di Scapriauo e di Castagneto. Le ville Garrano, Gesso, Putì-

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