ÌXt PANCRAZIO PALMA 121
di rara pietà, letteratura, prudenza e fortezza; percui ebbe volontà e forza di mantenere la gloria delle sue armi all'esterno e la giustizia nelle provincie. Non pertanto i capitani che mandava in Teramo, i portolani e giustizieri coi loro contestabili (attuar!) aveansi permesso estorsioni. Perciò il generale parlamento, radunatosi d'ordine del capitano e del Giudice civile Vinciguerra d'Ortona, creò sindaci speciali per reclamare al re contro tali abusi i nobili e sapienti sir Francesco de Valle, sir Tuzio di Melatine e Maestro (vale
10 stesso che dottore) Giacomo di Tezzano.. Ad oggetto, di redimersi da molte vessazioni Campii soleva prendere in affitto dal gran portolano del regno lajulationem e la corrisposta fu nel 1334 di 40 ouce, ciascuna di 60 carlini; e sempre poi anche sotto la benefica dinastia Francese, la portolania fu annessa alla civica magistratura, mentre in Teramo esistette fino al 1806 un portolano nominato dal re, non soggetto ad alcuna autorità provinciale, che a suo arbitrio esigeva multe da chiunqxie violasse i regolamenti di polizia urbana e rurale.
La feudalità di Teranio a favore del vescovo ricono-scevasi ancora per buona fortuna; talché Nicolo degli Arcioni, giusta si ha dai cedolarì del regio archivio, pagò l'adoa per Teramo, Miano, Eapino, Luco, Colle Vecchio, Bocca di S. Maria, Forcella, Tortoreto, Bisegno Tezzano, Montone, Civitella (a Sozzino) Sobborgo di S. Flaviano, Casale ,S. Sette frati, Rocca Teutonesca ecc. Se pagava però l'adoa per Teramo non perciò ne nominava il capitano, né il suo dritto impedì Ladislao di vender la città poco dopo. Nel 1323 fu fondato l'ospedale di Teramo, sotto il governo del cennato vescovo. Egli fu il primo eletto dal Papa, e perciò
11 primo che s'intitolasse: Dei et Apostolica grafia Episcopio Aprutimis, mentre tutti gli antichi prelati, eletti dal capitolo, compreso Rainaldo di Acquavi va, immediato antecessore, si enunciavano N... miseratione divina Episcopus Aprutinus.
Avea Roberto perduto il suo primogenito, che lasciogli due figliuole Giovanna e Maria. Per meglio assicurare alla prima il regno stimò unirla in matrimonio con Andrea, secondogenito di Carlo liberto re di Ungheria, essendo i due