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Opere Complete di Pancrazio Palma (1781-1850)

Giovanni Palma (a cura di)
Giovanni Fabbri Teramo, 1912, pagine 572

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a cura di Federico Adamoli

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   132 OPERE COMPLETE
   II corpo fu gettato in luogo ignobile fuori le mura. Quindi vandalicamente distrassero l'innocente sua casa, che posta nella piazza vi avrebbe potuto rimanere a decoro di essa. Questo racconto è tratto dal Muzi, il quale soggiunge: che l'area del palazzo de Valle fu destinata a pubblico macello: che essendo stato questo altrove più tardi trasferito, il magistrato ordinò che vi si sostituisse un castello di legno, che nell'ultimo giorno di carnevale vi si facessero da macellari combattimenti colle interiora e sterchi degli animali, e che tale sozza guerra durava al tempo della sua fanciullezza, cioè sino a circa il 1550. Possiamo da ciò con chiudere che il nome di Antonello fosse restato in esecrazione, non solo durante il breve trionfo della fazione Melatinista, ma per un secolo e mezzo dopo, nel qual tempo i diversi partiti ed i duchi di Atri si soppiantarono tante volte. Il registro che di tale avvenimento si fece nel necrologio della cattedrale, certamente poco dopo il fatto, è il seguente: Anno Domini 1390. Antonina de Acquaviva 8. Flaviani Comes ductus ab Henrico Buberti de Melatino qui nunc esulabat, intravit ci-vitatem Terami et eam subegit sibi, occiso crudeli Tyramno Antonello loannis de Valle, qui multos nóbilissimos cives in exitium egerat, direptis eorum bonis etc. Il necrologio pare che non consideri Braco che quale guida; e tutto l'operato attribuisca al conte, il quale dovette consentire che in tali termini il fatto si notasse; ed era suo interesse che si covrisse di onta il governo cui egli succedeva. Certamente però senza la congiunzione di ambidue né Teramo saria stato sottomesso, né Antonello spento, poco importando ed essendo impossibile risapere chi fosse stato l'uccisore. Vivamente colpita l'immaginazione del vescovo Pietro de Valle del tragico fine del fratello, cadde nella demenza, finche morissi a' 22 Febbrajo 1396.
   Posto che ebbe Antonio piede nella bella Teramo si avvisò di piantarvelo per sempre; ed avvalendosi dell'immenso bisogno di denaro in cui trovavasi il giovinetto re, a' 6 Maggio 1393 comprò dal vicegerente di Apruzzo conte di Barbiano, fatto contestabile, le città di Atri e di Teramo, pel prezzo di ducati 35,000, de' quali erano stati già sbor-

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