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Opere Complete di Pancrazio Palma (1781-1850)

Giovanni Palma (a cura di)
Giovanni Fabbri Teramo, 1912, pagine 572

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a cura di Federico Adamoli

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   DI PANCKAZIO PALMA 133
   sati 23,000, allorché si stipulò l'istrumento nel palazzo vescovile di Teramo dal Notajo Bartolomeo de Duce di Napoli. Nessuno degli storici a me noti che riferiscono tale contratto chiarisce se Antonio ricevesse particolar titolo sulle due città. Certo che non è a noi pervenuto documento che egli ne usasse alcuno. È sicuro ancora che nel privilegio di conferma, emanato da Ladislao in Gaeta, a' 26 Giugno detto anno, Antonio vien chiamato conte di 8. Plaviano e di Montorio e consanguineo (Ammir. e Vincenti), ciò che a mio senso indica che verun altro maggior titolo avea ricevuto sino a quel giorno.. Se fosse stato nominato duca, sia prima, sia nell'atto della conferma, sarebbe stato ciò espresso nella medesima, ed in altri documenti relativi a due anni che forse sopravvisse, giacché non ho potuto io conoscere il tempo della sua morte. Era certamente trapassato allorché Andrea Matteo suo figlio profittò di un'occasione di soggiogar Ascoli. Chiamato da' ghibellini, ed aiutato da essi, sorprese quella città ai 12 Novembre 1395 con 600 lance e gran turba di fuorusciti ascolani e per alquanti mesi la dominò; ma preponderando di nuovo i Guelfi fu costretto ad evacuarla. Non perciò ne tralasciò la pretensione, poiché essendo in Teramo a' 24 Aprile 1396, donò al nobile Odoardo di Cecco di Ascoli i beni di Niccola Lam-berio che disse devoluti alla sua curia, e nel privilegio d'investitura chiamò Ascoli sua città. Certo ancora che nello stesso anno nuovi benché inutili, sforzi pose in opera per riacquistare la regina del Piceno.
   Suppone il nostro storico, poggiato anche ali' autorità del Brunetti, e dell'Ammirati, che Andrea Matteo, succedendo ai possessi del padre, avesse avuto da Ladislao per Atri il grado di duca, assai raro in quei tempi, in modo che costui lo crede il quarto concesso dai nostri re, mediante i buoni uffizi di Bonifacio IX, di cui la nipote era stata sposata ad Andrea Matteo colla dote di scudi 107 mila, onde sostenesse colle sue forze il fratello del pontefice, creato Marchese della Marca; mentre il Costanze dice aver trovato scritto che gli Acquaviva s'istituissero duchi di propria autorità sull'esempio dei S. Severino, dei Marzano, dei

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