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Opere Complete di Pancrazio Palma (1781-1850)

Giovanni Palma (a cura di)
Giovanni Fabbri Teramo, 1912, pagine 572

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   certi che alla morte di Andrea Matteo i Teramani riassunsero il municipale reggimento, cosa che viene confermata dalla riferita deposizione. È anche verisimile che la duchessa sdegnasse d'insistere per un giudizio, sempre di dubbio evento, dal perché ben altra più strepitosa vendetta ella meditava co' figli e coi serventi. Assolutamente falsa dev'essere l'aggiunta, che Diotaiuti raccogliesse il pugnale, e
   10 portasse alla vedova, ed ontoso pel terzo figlio Giosia l'averlo guardato intrepido e conservato alla vendetta: dappoiché l'assassinio essendo avvenuto nelle interne camere della casa dei Melatini, è impossibile che costoro vi facessero penetrare Diotaiuti, il quale custodiva la cittadella, ed ebbe fretta di correre a Morrò per arrecarvi il funesto annunzio. Possiamo immaginare che se il viceré, venuto in Teramo, non perseguitò i Melatini, ciò non avvenisse perché
   11 loro delitto fosse stato permesso dal re. nel qual caso egli non avea bisogno di muoversi da Aquila, ma piuttosto perché essendo i Melatini riuniti all'intera città, meno pochi Antonellisti, non era così facile il sottometterli, ed il regio ministro venne piuttosto per impedire una guerra civile, la quale sarebbesi combattuta, se la duchessa non avesse dissimulato il suo risentimento. Così essendo le cose, il vicegerente non volle forse turbare quella calma apparente, pago di antivenire colla sua presenza ulteriori disordini. E che non fosse cosa del tutto agevole l'arrestare i Melatini, si può arguire dall'unione di forze che occorsero l'anno dopo; sebbene il colpo fosse stato lungamente preparato ed eseguito per sorpresa.
   Sembra più romantico il racconto della presentazione della duchessa al re co' tre figli, portando uno stile in mano, dicendogli: « togliete questo pugnale, sacra maestà, ed ucci-« dete questi miei figli, poiché avete fatto anche uccidere « il padre ». In questo caso non solo la signora avrebbe rinfacciato un assenso all'uccisione, ma il comando e-spresso di un vile assassinio; e non so quanto l'amor proprio del fiero Ladislao lo avrebbe consentito: oltrecchè il sospetto di tale perfidia per parte sua non avea avuto e non ebbe poi il minimo fondamento; conciosiacchè se quel fedelissimo

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