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minenza artefatta, con sopra tredici forche, sulle quali, sen-z'altre cerimonie furono impiccati. Ed èra questo il divi-samento che Giosia erasi proposto, per ridare la pace alla città; e fu veramente efficace. Non era però facile, di praticarlo in Teramo, ove non potevansi arrestare tanto sicuramente tredici cittadini, chiusi nelle proprie case, provvisti di armi, spalleggiati da parenti, da servi, da vicini e da aderenti.
Ignari dell'accaduto presentaronsi la mattina gli auto-nellisti al duca; dal quale benignamente accolti, sentirono dirsi che tornassero a Teramo francamente, insieme cogli altri del loro partito. E perché un di loro voleva chiedere spiegazione, Giosia interrompendolo soggiunse: andate che per istrada sarete del tutto informati, e per l'avvenire tenete la lingua in bocca. Partirono quantunque colmi di stupore e di perplessità. La vista de' tredici afforcati spiegò loro l'arcano, e gli empì di tanto terrore, che giunti in città, non altrimenti rispondevano alle interrogazioni se non chiudendo le labbra con due dita. Quando poi si propalò il fine di Angelo e dei compagni i loro congiunti poterono empir l'aria di lamenti. Istigati da taluni a meditar vendetta rispondevano: « che vogliam far noi che siamo spennati! E d'allora i superstiti della fazione melatinista cominciarono a chiamarsi Spennati, mentre i contrarì si appellarono, non si sa perché, Mazzaclocclii. Uno di costoro fece scolpire un bassorilievo con due teste che si guardano colle lingue di fuori, trapassate da un compasso, col motto: a lo parlare age mesura, e lo fece murare nel fronte della sua abitazione nella strada di porta romana, vicino la casa Taraschi, ove tuttora esiste. E se è vero che in quei tempi le simboliche figure e le laconiche iscrizioni tramandavano gli avvenimenti, questa lapida basta a rilevare lo stato sociale dell'epoca: da poiché il compasso non posa sulle lingue come misura, ma le trafigge e così meglio dilucida il semplice motto.
Eimasto Giosia pacifico padrone di'Teramo tentò nel 1432, ma anche invano d'insignorirsi di Ascoli (Marcuc). Ebbe però lesi, donde il suo presidio uscir dovette alla presenza