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Opere Complete di Pancrazio Palma (1781-1850)

Giovanni Palma (a cura di)
Giovanni Fabbri Teramo, 1912, pagine 572

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a cura di Federico Adamoli

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   senza dichiararsi per alcuna delle partì. Ma dopo qualche tempo gli aquilani acclamarono Eenato; ed uniti ai soldati di costui, comandati da Caldora, arrecarono gravi danni, particolarmente a Penne, da essi espugnata a viva forza. Pare che i Teramani non soffrissero per -aver usato prudente indifferentismo; talché i notai non segnavano il regnante sia dell' uno, sia dell'altro scrivendo: Regno Siciliae suo rege vacante post mortem Serenissimae loannae IL, tuttoc-chè fosse Teramo dominato da Giosia deciso per Alfonso. Più singolare è che continuarono in questa politica, anche dopo che furono subordinati a Sforza partitante angioino.
   Geloso della potenza di costui il duca di Milano si dette a via di messi e di denaro a stimolar Giosia perché invadesse il dominio di Sforza. Fra le schede del Brunetti esistono le copie delle lettere scritte dal Visconti, pubblicate per estratto da Antinori, colle quali stimola Giosia ad agire ostilmente. Il duca risponde che non può farlo finché non sien pagate le somme promesse ecc. Alla fine, ai 30 Settembre 1437 un tal Guerriero di Federigo, con moltitudine di banditi, spalleggiato dalle forze di Giosia, entrò in Ascoli e vi commise omicidi e saccheggi. Ben presto però gli aggressori furono costretti ad evacuar la città, dichiarati ribelli colla confisca de' loro beni. Nel seguente anno 1438, rimesso il conte Sforza in grazia di Filippo Visconti, si vendicò di Giosia, spogliandolo della Terra di Acqua viva della Marca, non più riavuta; e quindi, assalendo e distruggendo per sempre Torri a Trento, residuo del Castro Trueuti-no e Oivita Tomacchiara ultimo avanzo di Truento. Giosia si ritirò in Teramo, ma presto ne partì animando i cittadini a difendersi. Tutt'altra voglia avevano i Teramani, che subito si resero al conte. Entrati i soldati di costui distrassero gli stemmi d'Acquaviva. Indi assoggettarono tutte le altre terre ducali ed anche Oivitella, sebbene demaniale, ma che forse tefreva per Alfonso. Durò la signoria dello Sforza in Teramo per cinque anni, nei quali fu tanta la pace e l'ordine, che si dette opera alla revisione e rinnovazione degli Statuti Municipali o Assise.
   Brano queste un piccol codice, secondo il quale il Po-

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