DI FANCKAZIO PALMA 157
rioccnpò tutta la provincia. Inviò anzi in regno un corpo di truppe sotto il comando di Antonio Trivulzi, ad istigazione del duca d'Atri e de' Mazzaclocchi, accecati dal dispetto per non aver voluto il re ridar loro la città. Si unirono adunque colle genti di Giosia al Trivulzi, dopo di che la triplice truppa venne ad investir Teramo.
Quivi però i cittadini avevano introdotto mille uomini del contado e dei feudi del vescovo. Si pose l'assedio, che secondo Muzj, durò più di sei mesi. Ciò saputo il re ordinò all'Orsini di venire in soccorso degli assediati. Giosia man-dogl'incontro parte dei cavalli di Sforza, de' suoi e de' maz-zaclocchi, che respinsero i regi. La città intanto difettava di viveri; e molti cittadini, costretti a nudrirsi di cibi sordidi o privi di tutto, perirono. Udito il re lo smacco del suo vicegerente spinse un esercito alla volta di Teramo. Si avvide allora il duca che scarso ajuto potea sperare da Sforza, anch'egli travagliato nella Marca, ed altro partito non parvegli opportuno che ricorrere alla regal clemenza. Fu Alfonso un principe generoso; accettò la sommissione ,di Giosia e gli fece ritenere i feudi, meno Atri, di cui lo privò in qualche soddisfazione del delitto di aver prese le armi contro il proprio sovrano. Quindi da Napoli a' 8 Maggio 1445 emanò affettuoso diploma, che per espresso inviò al magistrato Teramano. Rammenta in esso la costante fedeltà ed il fervore di animo de' cittadini, i danni, i dispendi, la fame sofferta a segno di esser morti d'inedia. Quindi soggiunge esser suo debito di colmare gli abitanti di benefìci. Ma non altro permettendo le circostanze, in segno almeno di guiderdone per tanti meriti e servigi senza che alcuno ne lo supplicasse, ma di proprio moto, fa franca l'università, il suo territorio ed i castelli di Borgonovo, Rapino, Colle-vecchio e Poggio Rattieri da tutte le contribuzioni per anni quindici. Errarono dunque Oorio ed altri, i quali scrissero che i Teramani si erano insieme con Giosia ribellati ad Alfonso (non furono che i fuorusciti mazzaclòcchi) ; errò Muratori, asserendo che la città si dasse allo Sforza, e più il Marcucci che glie la fa prendere a viva forza.
Rimase~Alfonso nel nostro regno, che egli amava più