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Opere Complete di Pancrazio Palma (1781-1850)

Giovanni Palma (a cura di)
Giovanni Fabbri Teramo, 1912, pagine 572

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a cura di Federico Adamoli

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   DI PANCEAZIO PALMA 159
   dovuto a proprie spese ergere un nuovo castello (la cittadella di 8. Giorgio d'ordine di Giosia).
   Durante il regno di Alfonso si godette Bella città come in tutto il regno somma tranquillità. Aboliti nel parlamento del 1443 le passate tasse, s'impose quella di un ducato a fuoco. Da essa però furono francati con nuovo ordine i Teramani, i quali ottennero pure esenzione da qualsivoglia dazio o gabella per tutto il regno, allora infestato da dogane interne, da dritti di piazza, di contrattazione, di pedaggi e di altri stranissimi nomi. Onde favorir poi il nostro mercato del sabato, il Ee proibì di farsi sequestri o rappresaglie per qualunque debito, anche fiscale, nel venerdì, sabato e domenica, affinchè liberamente potessero giungervi e ripartirne i commercianti. Con altro diploma del 1448 promise sub fide et verta regis per sé e successori di conservar Teramo in perpetuo demanio. In uno de' generali parlamenti la patria nostra, perché regia ebbe il dritto d'inviare un deputato che allora intitolavasi Sindaco. Fu a questo decoroso incarico prescelto il virtuoso Marco Eanerio. Eicono-sciuto dal Ee, fu onorevolmente accolto, e dicono che lo abbracciasse e baciasse; dopodiché lo mostrò a Ferdinando suo figlio, imponendogli che dopo la morte sua avesse per raccomandato lui e la città. Concedè poi nel 1454 il castello di Poggio Eattieri noibilibus fidelibus et dilectis nostris univer-sitati et hominibus civitatis Terami. Informato-due anni dopo che qui si continuava ad essere in deplorabile scissura de' due partiti, inviò Bernardo di Eairuo per ridarli a concordia. Pubblicò costui un indulto generale, escludendo soli sette, fra quali Marco di Cappella. Costoro, come ribelli e traditori, furono impiccati in effìgie dipinte al muro dell'episcopio verso la piazza del mercato; della quale pittura rimaneva qualche vestigio ai tempi del Muzj. Nell'anno 1456, avendo il tremuoto scossi gli Apruzzi, caddero in Teramo molte case, colla morte di circa 200 persone.
   Alfonso introdusse il sistema di ripartire il dazio diretto per fuochi, e perciò la necessità di numerarli. Sotto i Normanni le tasse fiscali si ripartivano sui jjredi per apprezzo e si riscuotevano tre fiorini per ogni 12 marche di rendita.

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