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Opere Complete di Pancrazio Palma (1781-1850)

Giovanni Palma (a cura di)
Giovanni Fabbri Teramo, 1912, pagine 572

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   162 OPKKE COMPLETE
   lenne sub juramento et fide regum di non vendere, donare, permutare o in qualunque modo alienare la città, contado, distretto: in conformità delle concessioni dei passati Be e Begine, in particolare di Alfonso; di non nominare capitano, governatore od altro uftìziale in perpetuo, o a tempo maggiore di un anno: che il capitano essere non potesse nello stesso tempo castellano uè napolitano: che fosse permesso al vescovo Aprutino continuare ad istituire i giudici a contratti per tutta la diocesi : che perdurasse P esenzione da tributi, collette, gabelle, pedagi ecc., loro conceduta da Alfonso in considerazione delle guerre sostenute per mantenere la fedeltà ad esso Ee, per cui avea patito la fame sino a magnare ghiande, anche perché potessero i cittadini meglio fortificare la città, e così mantenerla nella regia potestà. Si confermarono i privilegi del Vescovo, onde nelle cause civili, criminali e miste seguitasse a godere il mero e misto impero et gladii potestatem: si accordò all'università di conservare le gabelle, i dazi ed altri potesse imporne, colla facoltà di esigerle, locarle, venderle ecc, che del comune fossero anche i proventi delle cause criminali, attivate innanzi al capitano. Nemmeno i teramani ebrei furono dimenticati, mentre gli oratori chiesero al Ee che confermasse ad Angelo de Daptilo ludeo e sua famiglia nostri cittadini e suoi fattori tutti i privilegi a lui conceduti da Alfonso, e confermati alii Iiidei regnicoli in genere, la risposta fu: mostrino i privilegi e si provvedere.
   Tornati i tre deputati, con diploma portante la data dei 30 Luglio 1458, furono accolti col suono delle campane ed incontrati dal magistrato. Eppure così giusta allegrezza dovea essere di corta durata; poiché coronato Eerdiuando in Barletta tutti i baroni del reame gli prestarono giuramento di fedeltà, fuorché tìio. Antonio Orsini principe di Taranto. Quantunque costui fosse zio della regina, pure si dette a machinare la detronizzazione del nipote a favore degli Angioini. A meglio fortificarsi dette in moglie una sua figliuola a Giulio Antonio di Acqua viva, figlio di Giosia, ed altra ne maritò al figlio di Antonio Sautiglia marchese di Cotrone, dando al primo in dote nove fra città e terre

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