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Opere Complete di Pancrazio Palma (1781-1850)

Giovanni Palma (a cura di)
Giovanni Fabbri Teramo, 1912, pagine 572

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a cura di Federico Adamoli

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   •DI PANCKAZIO PALMA
   in provincia di Bari. Ferdinando conoscendo le trame dell'Orsini gli richiese la ragione del suo contegno. La risposta fu che il suo malcontento proveniva dal non restituirsi a Giosia Teramo, Atri e Silvi, ed al Santiglia Catanzaro e Gotrone, loro tolti dal Ee defunto. Il principe, sperando di conservare la pace, sull'avviso del suo consiglio, condiscese alle pretensioni dell'Orsini, del che dovette presto pentirsi, perché se le concessioni fatte accrebbero forza ai suoi nemici, punto non li rimossero dal loro proponimento.
   Giunta in Teramo la triste nuova il generale parlamento spedì al Ee due oratori, portando in mano i vari previlegi, e specialmente l'Ultimo sopra compendiato. Trovarono il Ee a campo presso Venosa. Ammessi all'udienza si vuole che fossero stati tratti in segreto ragionamento, nel quale Fer-dinaudo con tenerezza li confortò ad accettare la signoria di Giosia, loro insinuando: che se i baroni collegati contro di lui riuscivano nell'impresa, il dominio di Teramo non sarebbe mancato a Giosia, o se la buona causa avesse trionfato, com'egli sperava, sarebbe stato suo pensiero di casti-gare i felloni, restituire a Teramo la primiera libertà e guardarla di buon occhio per la sua obbedienza nel frangente. Dalla forza di tali ragioni penetrati gli oratori, se ne tornarono in città, ed al pubblico manifestarono la sola sostanza, cioè che il Ee voleva si ubbidisse. Né per tal fatto, a mio parere, meritò Ferdinando il titolo di spergiuro o di versipelle, come lo chiamarono gli Spennati; poiché cedette Teramo per la speranza di evitare la guerra, non per favorire le pretensioni de' suoi nemici ; né per noncuranza della data fede egli sconobbe le sue solenni promesse, ma astretto dalla necessità. S'ingannò però a partito, anche perché egli allora avrebbe avuto più baroni fedeli che non li ebbe più tardi.
   Lo stesso giorno del loro arrivo a Teraino in altro lutto trovarono immerse le famiglie. Foruarolo, altre volte soggetto a Teramo, avea una forte rocca, di cui restano i vestigi, già fatta fabbricare circa il 1371 da Matteo di Melatine. Era essa allora in potere degli Acqua viva, e giusta notò il calendario della Cattedrale : multis damnis et incursioni/bus

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