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Opere Complete di Pancrazio Palma (1781-1850)

Giovanni Palma (a cura di)
Giovanni Fabbri Teramo, 1912, pagine 572

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a cura di Federico Adamoli

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   t>t PANCRAZIO PALMA 167
   l'anno, ma nel 1441, riconciliatosi con Roberto Sanseverino, fu Piccinino chiamato dal principe di Tarante in Puglia, onde il viceré, uscendo da Chieti, ricuperava i paesi di A-pruzzo con ogni facilità, perché i nostri popoli amavano la dinastia Aragonese. Anche in quest'anno il Papa ed il Duca di Milano inviavano in ajuto del re le loro truppe sotto gli ordini del conte di Urbino., Gli Aquilani conchiusero con costui una tregua, nella quale il loro capo Pietro Cani- . poneschi fece comprendere la sua contea di Montorio. Intanto il Piccinino, imbarcandosi in Maufredoriia approdava a S. Flaviano, da dove, dopo aver inutilmente assediata Ortona, pertossi a Moscuib per soccorrere la cittadella di Loreto investita dal viceré: ma sì pei militari talenti di costui, sì per l'inferiorità delle sue milizie dovè di nuovo evacuare gli Aprimi.
   A misura che gli affari di Perdinando prosperavano dilatavano! le speranze de' Teramani o Spennati, i quali andavano raminghi su pei monti. Secatisi alcuni di loro in Chieti chiesero al viceré ajuto per ritornare a Giosia una città affezionata alla casa regnante. Accolta la domanda i deputati scrissero ai loro compagni di esilio, perché bene armati ed uniti a gente assoldata nelle montagne, si trovassero nelle pianure di S. Flaviano, ove giunse il di Oapua ai 17 Novembre; e congiuntosi cogli Speunati sorprese la Terra ed abbandonolla al sacco. La notte stessa, avviatosi il di Oapua verso Teramo, si fermò nel piano del vescovo. Di là spedì un Teramano, che salite le mura, essendo chiuse le porte, avvisò il magistrato della venuta del viceré, il quale richiedeva che gli si schiudesse la porta di S. .Antonio. Il Magistrato prima di ciò eseguire, chiese una capitolazione, colla quale si promettesse pieno indulto per qualunque delitto commesso nel tempo del dominio -di Giosia; la conferma di tutti i privilegi conceduti alla città da Alfonso e da Ferdinando, e che quando la cittadella A'enisse resa si dovesse diroccare. Accordati questi tre articoli, in data de' 18 Novembre 1461 fu schiodata la porta, e sull'alba dello stesso giorno vi entravano gli Spenuati colle genti del viceré gridando: Aragona, Aragona, viva il re Ferdi-

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