DI PANCE AZIO PALMA
la cisterna; nei fossi conigli, lepri, scimie e gatti rari, ed in un serraglio fuori del recinto due leoni, donati a Giosia dalla Repubblica di Firenze.
Pareva ai Teramani che l'esistenza di quel castello loro fosse occasione di ricadere nella feudale servitù, e che l'abbatterlo ne li liberasse per sempre. Sia per questo, sia pel malefico genio di diroccare ad ogni cambiamento, insisterono perché si eseguisse la promessa distruzione. Il viceré, dopo estratti dodici some di arredi più preziosi, abbandonò il resto ai cittadini. Costoro, tolti alcuni cannoni di ferro e le masserizie trascurate dal di Oapua, il giorno 13 Gennaio 1462 a furia di popolo, come dice Muzì, abbatterono quell'edificio, che avrebbe potuto esser d'ornamento. Non così fecero gli Ascolani, i quali cacciando i vari loro signori, non perciò ne diroccarono la residenza, che tutt'ora esiste sotto il nome di fortezza vecchia; e colle sue torri e col suo ponte di soccorso forma una delle fabbriche ammirevoli di quella città: ma lo aveano fatto i Fermani allorché nel 1446, ribellatisi contro Sforza, al grido: viva la S. Chiesa e la libertà, avuta per 10000 fiorini la rocca del girone, la distrassero. Approvò non per tanto il re la demolizione eseguita, cedendo al Comune i materiali per migliorare le fortificazioni del recinto.
Dopo ciò diessi il viceré a combatter Giosia. Si difese questi valorosamente presso Basciano: ma inferiore di forze si ritirò in Celiino. Soffrivasi in quell'anno 1462 generale carestia, cui successe, come suoi avvenire, la pestilenza, che introdottasi nella Terra già assediata, mieteva i Celiinosi; e quindi spegneva la moglie ed i figli del loro signore. Con tutto ciò costui sulla speranza de' soccorsi che attendeva dal principe di Taranto, per più mesi resistette. Finalmente, assalito egli stesso dal morbo, morissi a' 22 Agosto di detto anno. I suoi dritti si trasferirono a Giuliantonio suo primogenito, che allora militava in Puglia per Eenato d'Angiò, alla testa delle milizie del suocero.
Segnalata vittoria avea riportata re Ferdinando presso Troja sull'esercito angioino, in forza della quale il Piccinino ritirossi in Apruzzo Citra cogli avanzi delle truppe,