DI PANCBAZIO PALMA 175
fonso Duca di Calabria viceré negli Apruzzi, il quale spedì Antonio Gazo. Questi, unendo la sua autorità all'eloquenza veramente ammirabile del Campano, riuscì a stabilire una pace perfetta. E non ostante il mio sistema di non inserire latini documenti, pure come un saggio del fioritissimo stile, e nello stesso atto chiaro ed ameno di quel prelato, mi permetto, copiare la lettera che scrisse al principe su tal proposito, tanto più che racconta un fatto a noi pertinente. « Attulit mihi serenitatis tuse literas, Vir prestantissimus « Antonius Gazo Commissarius simul et secretarius tuus: « quo viro, mea vita, bonitate aperta, diligentia vigili, dex-« teritate exactissima, clariorem vidi nemlnem; fldes au-« tem, et constantia in negotiis peragendis tanta, quantam « in eo esse oportet qui maximo principi assistit. Beueficium « serenitatis tuse inservanda hac Civitate, mira gratia, nec « minore iutegritate perfecit. Vix biduum commoratus, fac-« tiones radicitus extirpavit, magistratus reduxit in for-« mam, rapinis, atque injuriis occurrit, auxit speni civium, « qui bonis artibus student: denique effecit ut jam haec « civitas videatur, quse antea potius fuit latrociniiim. Bgo « illi (quomodo serenitatis tuae literis facere jubebar) liben-« tissime aifui, praestiti quae potili in reconciliatione ci-« vium. Eevocati sunt exules, opera ejus beneficio tuo. Ci-« vitas in optimo statu est, corpus sua membra recognovit, « et vere Principiimi gloria magna ex parte sita est in vir-« tute ministrar una. Graves Doniinus rex, graviores in hac « perturbatione civitatis molestias pertulisti. Nunc pacata « nobis et quieta sunt ornuia. Brevis opera, magnum impen-« diuin fuit. Vale ».
Espatriarono adunque i Mazzaclocchi, non escluso il loro capo Marco di Cappella. Durante il governo de' loro emuli Spenuati e propriamente nel 1470, per intercessione di Ma-riano di Adamo nostro concittadino, consigliere e poi presidente della regia Camera, il re concedette alla città i Castelli di Foruarolo e di Spiano, colla potestà della spada, e colla facoltà di distruggere la rocca. A tal uopo nell'anno seguente vi andarono a popolo i Teramani e la gettarono a terra con gran giubilo, rammentando le tante offese da