DI PANCRAZIO PALMA 179
pel commercio e per la marineria, sarebbe oggi molto più florido del sostituito.
Rimase sul suburbio di S. Flaviano la sola chiesa di S. Maria a mare, la quale non fu demolita, come le altre, o per la venerazione particolare del popolo, o perché non soggetta al conte, essendo allora di patronato del Capitolo Aprutino per donazione di S. Berardo, che la staccò dalla mensa, cui era addetta come parte del suburbio di S. Fla-viano, feudo de' vescovi Aprutini. Conservossi così il suo portone pregevole per antichissime metope, con pagani bas-sirilievi, accozzate a lavori de' secoli di mezzo, anche notabili per l'epoca del loro scolpimento, e la grossa campana, la più antica della regione, essendo l'iscrizione « MCCCXLIL. « Mentem sanctam spontaneam honorem Deo et Patriae « liberationem. Facta fui tempore Domini Sabini prepositi « hujus Ecclesiae. Magister Mcolaus me fecit Bona. »
Grata la nuova terra al suo fondatore adottò la sua imagine a cavallo per stemma, mentre quello della distrutta era un castello con una sola torre in un lato, la quale poteva alludere all'acropoli posto nell'angolo settentrionale, coll'epigrafe « S. CV. PA. ET. D. H. 18. +: che può inter-pì-etarsi: « Sit cum Patre et Domino lionor Jesu Christo ».
Credo d'interesse civile l'istruire il lettore della ragione perché nella nostra Diocesi tanti beneficii regi si trovino, oltre moltissimi alienati della Regia corte ; a causa che molto hanno essi influito al mal essere della nostra agricoltura e ricchezza, senza giovare, anzi recando pregiudizio alla religione. Bisogna dunque sapere che gli Acquaviva, .a misura che aggiungevano feudi a feudi, divenivano patroni di tutte le ecclesiastiche fondazioni, or perché le trovavano di patronato baronale, or perché se le facevano donare dai Comuni, come avvenne nella valle di Eosito, ora occupando le Comunità Mouastiche, che di quest'epoca andavano languendo ed estinguendosi. Ad oggetto però di assicurarsi tutti i patronati dei soggetti paesi, e di avere quelli che non aveva goduti tìn allora, il duca Giulio Antonio, dopo la morte del vescovo Campano, e prima dell'elezione del successore, espose a Sisto IV, che j suoi antenati avevano