principali, asserisce, essere la Bornana che a Roma conduce, Ja Regale, che mena a Napoli, la Vezzola volgente al Piceno. Soggiunge che dalla Vezzola per un acquedotto di 800 passi l'acqua si distribuiva a tutta la città. (Questa 'dunque ne profittò dopo la demolizione della cittadella, finché a causa delle tremende alluvioni dopo lo sboccamento ne fu distrutto il capo, non sappiamo in qual tempo).
Descrive il Duomo, ma colla solita brillante fantasia. Quindi rammenta i residui del teatro al lato meridionale, (che egli confonde coll'anfiteatro, il quale era a Levante di quello) e mentova i vestigi de' delubri di Silvano, e de' simulacri di Priapo e di Giunone Lucina, le statue di antichi addossate a nuovi edifici in abito e calzari senatorii, i trofei marmorei, e le epigrafi sepolcrali, delle quali molte indicavano che Teramo era stata marziale colonia condotta da Tito Tattaieno. Fuori le mura asserì trovarsi sepolcri e lapidi miliario, e spesso disotterrarsi urne ripiene di ceneri, perciò dell'epoca in cui fu in uso il bruciarsi i cadaveri: descrive il vescovile palagio non molto elegante, però vasto, e le sue finestre corrispondenti a tre fori, nel primo de' quali si vendevano gli animali (l'odierna piazza maggiore), nel secondo le merci, essendo nel terzo i macelli. Sono, ei continua, i cittadini dediti a varie arti, e principalmente al lanificio, alla mercatura... di libertà più cupidi che capaci. A-vevano però da poco eliminata la tirarinide, dopo espugnata, ed adequata al suolo la rocca. Scrupolosamente ubbidiscono ai re. Altri signori non accolgono e ricevuti uccidono. Me, ei prosiegue, non solo vescovo, ma principe chiamano J). Poi dice che oltre la città, possedeva nei monti due rocche, e
') È certo che egli il primo assunse questo titolo, probabilmente per Volontà dei cittadini, affine di controporlo a Giulio Antonio di Acquaviva. che dicévasi duca di Teramo. Realmente egli ed i successori confermavano i civici maestrati ed i giudici, ricevendo da essi giuramento di fedeltà, consegnando il bastone al governatore, anche di regia nomina, in segno di giurisdizione; e si rileva dalle assise che avevano parte delle condanno pecuniarie. Eleggevano il giudice di seconda istanza, che dato giuramento nelle mani del prelato, teneva nell'Episcopio il suo tribunale,