186 OPERE COMPLETE
bando sui Mazzaclocchi, ne uccisero vari, posero in fuga i rimanenti nel numero di «Ingente e più, inseguendoli fino al piano di Aicola presso Putignano, ove Marco di Cappella, primo motore de' suoi, non potendo per la sua età fuggire colla medesima velocità fu raggiunto ed ammazzato. Portato il suo corpo in Città fu gettato nella sepoltura de' giustiziati. Tornati a Teramo gli Spennati si abbandonarono alla solita reciproca barbarie di distruggere le case degli espulsi.
Nel giorno seguente riunitesi i Mazzacloechi, poiché la guerra andava in lungo, risolsero di rico'rrere al regnante e chiedere la punizione degli emuli. Ed acciocché il numero dei querelanti desse peso alla querela, cinquanta di essi si portarono alla presenza del Sovrano, innanzi a cui seppero pregare, piangere ed esagerare le sofferte ingiurie. Il re ne fu commosso anche rammentando le passate turbolenze' ed i disordini cagionati dalla inveterata scissura de' Teramani. Per lo che, chiamato il regio consigliere Matteo di Forma, si vuole che gli dicesse: va a Teramo, e senza doverne dar conto a noi, ma solo a Dio, castiga tutti i delinquenti... ancorché fosse necessario estinguere tutti i cittadini. 11 Forma n'ebbe plenipotenza scritta più temperata della prima escandescenza, nella quale rammentati gli antichi disordini delle due fazioni, e riepilogata l'accusa esposta dagli inviati, si autorizzava il commissario a punire qualsivoglia reo con pene anche straordinarie, rimanendo dispensato da ogni consulta di Giudici, e da qualunque formalità di scrittura, onde la città fosse ridotta al pacifico vivere.
Giunse un po' tardi agli Spennati la nuova della mossa de' contrarì per la capitale. Prima che potè il magistrato spedì dal suo canto due oratori. Il rimedio non operò perché applicato tardi, a segno che quest'ultimi giunsero in Napoli quando-i reclamanti ne partivano. Presentarono varie di-mande, alle quali il re rispose che sarebbe provveduto in occasione che un regio commissario da stabilirsi quanto prima (era già nominato da nove giorni^ sarebbe venuto in Teramo. Intanto questi da Napoli fece pubblicare un divieto ai cittadini e forestieri di uscire dalla città, sotto pena del diroccamento delle case, del taglio de' loro alberi e delle