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e di altre città di Puglia. Ciò spinse il re a procurarsi la pace che fu conchiusa ai 7 Agosto 1484. Non perciò ne godè lunga pezza il regno, attesoché, tornato Alfonso duca di Calabria dall'alta Italia, volle imporre col permesso del padre nuove gravezze ai baroni, lasciandosi sfuggire.minacele di volerli abbassare. Né qui si arrestò la sua imprudenza, ma fé' conoscere il suo mal'animo contro i due favoriti del re il conte di Sarno ed Antonello Petrucci, padre di cinque figli, tutti dal nulla innalzati a grandi onori, uniti ad ingenti ricchezze, accumulate ali' ombra del favore regio, essendo i principali ministri di Stato. Conoscendo costoro l'indole di Alfonso, piuttosto che attendere di essere smontati dalla loro potenza nella non lontana morte di Ferdi-nando, continuando ad essere gì' intimi consiglieri del re, tramarono di espellerlo in un colla sua discendenza. Quindi si diedero a trattare segretamente coi molti baroni malcontenti. Questo trattato colle sue conseguenze chiamossi congiura dei baroni, minutamente descritta dal Porzio e da altri storici. Un passo precipitato da Alfonso, già entrato in sospetto della trama, ne accelerò lo scoppio. Venuto in Chieti chiamò a sé Pietro Camponeschi conte di Montorio, e di là mandollo prigione in Napoli. Arrestò anche tre confidenti di costui, che spedì al castello di Ortona, dove ricevettero aspri tormenti. Da Chieti corse in Noia, arrestò i figli di quel conte, ed insieme colla madre spedilli in Napoli. Credeva Alfonso di sventar così la congiura; ma in vece la fortificò, stantechè i baroni cominciarono ad armarsi. Fra essi non fu 1' ultimo Andrea Matteo duca d'Atri detto da alcuni storici principe di Teramo, forse perché ne prendeva il titolo, già intervenuto al misterioso congresso, convocato dal Sanseverino principe di Salerno sotto pretesto di solennizzare le nozze della figlia, ma in effetto per concertare la guerra da farsi al re. Brano i congiurati baroni protetti dal Papa, dai Veneziani, dai Genovesi, e dai Colonna, mentre continuavano ad essere alleati di Ferdinando i Fiorentini, il duca di Milano e gli Orsini. Ai 16 Ottobre 1485 la città di Aquila, specialmente per opera dell'arcidiacono Gaglioffi, dichiarossi suddita della S. Sede. Alfonso si sosteneva ba-