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Opere Complete di Pancrazio Palma (1781-1850)

Giovanni Palma (a cura di)
Giovanni Fabbri Teramo, 1912, pagine 572

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a cura di Federico Adamoli

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   190 OPERE COMPLETE
   portò la guerra ne' contorni di Boma tenendogli dietro l'esercito nemico.
   L'esito mostrò la saviezza del movimento, poiché vistosi il Papa la guerra in casa, desiderò la pace, che venne conchiusa agli 11 agosto, nella quale Ferdinando promise pieno indulto ai baroni ed alle città ribelli. Ma non più che due giorni dopo fece arrestare il conte di Sarno, Antonello Petrucci e due figli di questo. E fatto loro un processo, poi dato alle stampe, fece decapitare i dae ultimi al mercato, ed in seguito i due primi nel Oastelnuovo. Quindi mano mano si disbrigò di quanti signori avevano preso parte alla congiura. Antonello Sauseveriuo, uno fra essi, si rifuggì in Francia, ove attese a vendicarsi, stimolando Carlo Vili.0 a conquistare il regno. Il procedere del Ee dispiacque al Papa ed al Ee di Aragona. L'unico barone, cui fu conceduto sincero perdono fu il duca Andrea Matteo, in grazia della congiunzione di sangue colla regale famiglia, non che dei meriti di Giulio Antonio suo padre; o piuttosto perché si era staccato dai congiurati ed aveva implorato la regale clemenza prima che la guerra finisse. Intanto che il duca di Calabria si ritirava dallo stato della chiesa; per Fermio se ne venne al Trento, donde per Monte Silvano, Pescara e Pianella marciò al ricupero di Aquila, ov'entrarono le regie truppe il dì 10 Ottobre I486.
   Continuando Ferdinando principe di Capua figlio primogenito del duca di Calabria nel governo degli Apmzzi, e non avendo in tal qualità fissa residenza, più volte si tratteneva in Teramo dal 1485 al 1488 e contrasse singolare affezione per la città e pe' suoi abitanti, i quali attaccatis-sirni a lui ed alla sua dinastia, festeggiavano in tutti i modi l'erede del trono, pel quale avevano combattuto in Montorio, ed a cui era legato il prezioso dono della demaniale libertà.
   Eitornata nel regno la tranquillità, Civitella si occupò a stendere il nuovo statuto, compilato dai dodici deputati eletti dal generale parlamento, tenuto avanti all'uditore del Governatore di Apruzzo, al Eegio Capitano, ed a Marino de Arceriis capo del reggimento. Lo divisero in tre parti. Nella prima crearono l'ufficio di Capomassaro e gli dettero

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