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Opere Complete di Pancrazio Palma (1781-1850)

Giovanni Palma (a cura di)
Giovanni Fabbri Teramo, 1912, pagine 572

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a cura di Federico Adamoli

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   196 OPERE COMPLETE
   lomeo Tosti di Campii ebbe a vista il governo di Valle Castellana, del quale era stato spogliato da' francesi tuttoché i suoi compatrioti avessero seguito il partito di costoro; talché i Civitellesi fecero la guerra per costringerli a rientrare sotto lo scettro di Ferdinando, come si ha da una concordia conchiusa in Chieti a 30 Settembre 1498 esistente nell'archivio di Civitella, nella quale si stabilisce che si ristorassero i privati cittadini dei due comuni dei furti e danni reciprocamente commessi specialmente per la riduzione dell'Università di Campii alla divozione della casa di Aragona, al che deputarono i due capitani con due cittadini di ciascuna parte. Si convenne la scambievole restituzione delle prede, e si stabilì una piena libertà di commercio fra i due paesi: gli abitanti però dell'uno non potessero entrare nell'altro, senza un salvo condotto del magistrato. Il tutto fu approvato dal Viceré di Apruzzo Sig. Marcantonio Figlio-Marino. Il reciproco commercio franco stipulato in questo trattato non dee riputarsi di poco momento, perché in quel tempo ogni municipio esigeva gabelle, diritti di piazza, di pedagi, di contrattazioni e di altri strani titoli. Si conserva nell'Archivio di Civitella una tariffa del 1499 per forza di cui si esigevano per ogni salma di mercanzie gr. 20, e per generi di consumo gr. 10, per ogni bestia grossa gr. 10, e due celle (grani cinque) per le minute. Pel-ciascuna femina di partito (vuols'intendere sposa che andasse a nozze), la quale passasse a cavallo ducato uno, e metà per quelli che andassero a piedi.
   Ritornando alla storia del regno diremo che il buon Ferdinando II. morissi a' 5 ottobre 1496 di anni 29 e gli succedette Federico suo zio, il quale con rara prudenza die principio al suo regno, studiando di guadagnarsi i parti-tanti angioini. Perciò restituì tutti i feudi al duca d'Atri, allora Andrea Matteo. La città nostra spedigli oratori Ve-nanzo Forti e Giacomo Salarnita. Presentati al nuovo Re, furono accolti gentilmente ed alloggiati nello stesso regal castello, molto compiacendosi del Forti, da che costui si annunzio nipote di Girolamo Forti sopra menzionato già stato cappellano di Corte. Chiesero poi i due oratori la con-

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