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ienuta dal suo generale in Napoli, il fatto è che condannò la città alla multa di due. 10,000. Deliberò il parlamento di far opposizione, temporeggiare, ed in ultimo cercar grazia. Eiuscì il metodo, finché i seguenti avvenimenti liberarono il paese dall'enorme sborso.
Il duca di Nemours, stabilito vicario generale e Luogotenente di Ludovico XII, dal castello capuano con dispaccio de' 21 ottobre 1501 conservato dal Brunetti, commise a Giov. Ginache di portarsi ne' paesi appartenenti alle due ex-Eegine, sì nelle provincie in dominio del Ee cristianissimo, che in quelle di Capitanata, Basilicata e Principato, allora indivise, e di rimetterne in possesso le due Giovanne, dopo esatto il giuramento di fedeltà prima al Re francese e poi alle due principesse, o al Vescovo di Mazzara loro procuratore; poiché nel trattato segreto erasi convenuto che le medesime rattenessero i paesi di appannaggio, col dritto della imposta de' fuochi e del sale. Nella nostra provincia questi non furono che Campii e Città S. Angelo, ma molti ve n'erano nell'Apruzzo citeriore. Dispute nate sulla spettanza delle provincie in questo documento indicate come indivise, e particolarmente per la ricca dogana di Foggia partorirono la guerra fra '1 franco monarca e l'i-spano.
Prima che questa si animasse, Andrea Màtteo di Ac-quaviva espose al Luogotenente duca di Nemours, che i suoi antenati, e segnatamente Giosia suo avo, avevano goduta la signoria di Teramo, della quale era stato spogliato nel 1461 per aver seguito il partito di Angiò. Intimata tale istanza al Comune di Teramo fu questo tratto in giudizio de restitwtione spoliatorum. Eletti procuratori del consiglio Venanzo Forti e Marino del Benvivere, a fine di acquistar tempo e scansare precipitata sentenza, stimarono negare l'asserta signoria. Così dato un termine il duca non solo articolò i fatti del possesso, ma che i Teramani erano stati sempre Aragonesi per genio: che due volte si erano ribellati a Carlo Vili, e si erano mostrati avversi al regnante Luigi XII con parole, con fatti e con lettere. Produsse più di cento testimoni, non solo suoi soggetti, ma di paesi nou