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Opere Complete di Pancrazio Palma (1781-1850)

Giovanni Palma (a cura di)
Giovanni Fabbri Teramo, 1912, pagine 572

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a cura di Federico Adamoli

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   suoi, onde non potessero essere ripulsati. I Teramani sindaci produssero 18 testimoni, la maggior parte de' quali, prevedendo immancabile la signoria dell' Acquaviva, convenne che Giosia due volte era stato padrone di Teramo, avendovi posseduto moliui, gualchiere, territorii ed un casale ; aveva introitato le rendite delle gabelle a lui dovute dall'università. Il processo camminava a vele gonfie a favore del duca, nonostante gli sforzi dei due Sindaci, e di altri virtuosi cittadini, cioè Cola Montanari, Cola Muzj, Giacomo Salamita e Stefano di Notar Paolo Pistilli.
   Scoppiò però la guerra, la quale sulle prime riuscì favorevole ai Francesi, sotto i quali armeggiava Aiidrea Mat-teo col grado di Capitano di cavalleria, descritto per prode militare dal Contarini, non che dallo Storaqe. Andando costui insieme con Luigi d'Ars verso Terra d'Otranto seppero che lo spagnuolo Pietro Navarro con molti fanti era passato in modo da poterli nuocere se si disunissero. Ciò nonostante il capitano francese avuta opportunità di schivare il pericolo si partì « sans fa§on » co' suoi, nulla curando il pericolo del compagno. Pur questo si mosse, ma avvisato dai paesani il Navarra venne ad attaccarlo. Fu combattuto valorosamente da ambe le parti. In fine Andrea Matteo rimase sconfitto e prigione, restando ucciso Giannantonio suo zio.
   Continuava la guerra in Apruzzo, anche dopo la vittoria riportata Da Consalvo sull'armata francese presso Ce-l'ignola ai 28 aprile 1503 e dopo la presa di Napoli e di Capua: poiché Girolamo Gaglioffi, creato dal duca di Nemours conte di Montorio, e Fabio Orsini vi sostenevano il partito di Francia. Sopravvenuti però i partigiani di Spagna, fra quali Ludovico Franco, il Cantelmi conte di Popoli e Fabrizio Colonna, i Teramani scacciarono gli uffiziali francesi ed acclamarono il governo di Ferdinando e d'Isabella non altrimenti che i Chietini, i Pennesi e gli Atriani. Gli Aquilani, fuggitosi il Gaglioffi, aprirono le porte. Anche i feudi del duca d'Atri, conosciuti allora sotto il nome della baronia si arresero, ma dopo breve spazio tornarono a sollevarsi a prò de' Francesi, animati dalla spedizione di forte

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