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Opere Complete di Pancrazio Palma (1781-1850)

Giovanni Palma (a cura di)
Giovanni Fabbri Teramo, 1912, pagine 572

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   CAPITOLO XIII.
   Il regno ridotto alla condizione di provincia di Spagna sotto Ferdinando di Aragona.
   Gravi mali e miserie abbiamo narrato; ma ora ci resta a percorrer tempi più tristi. Sottoposti ad un lontano sovrano fummo governati da viceré temporanei, che naturalmente dovevano tendere ad arricchire nel breve periodo. Incessanti guerre, cui la Spagna trovossi impegnata, resero inestinguibile la sua sete di denaro. Si accrebbero perciò le contribuzioni. Le migliori produzioni del regno la manna, l'acquavite, lo zafferano, la seta furono assoggettate a monopolio e con ciò furono pressoché distrutte: quasi si proibì l'estrazione de' cereali. Si fece mercato di Città e di Terre, colla profusione di titoli di principe, di duca, di marchese, di conte, anche per paesi oscurissimi e per semplici villaggi. Si venderono gl'impieghi pubblici, non solo a vita ma anche in eredità a signorili famiglie. Si alienarono le regie imposte, che divennero proprietà private sotto titolo di fiscalarii. I dazii indiretti sul sale, sulle dogane, sul consumo della capitale furono ceduti a capitalisti. La privativa del tabacco con mille sevizie, e quella del ferro davan-s'in appalto, quindi vendevansi. Distratte così le rendite pubbliche, ad ogni .bisogno ricorrevasi all'inesauribile fondo de' Comuni o a nuove tasse, le quali cadevano tutte sui privati e poveri cittadini: giacché le chiese ed i baroni ne erano esenti. Questi ultimi, avvalendosi della debolezza di un regime temporaneo, dal quale potevasi appellare a Madrid, calcarono la mano sui vassalli colle privative del forno,

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