Ì>I PANCE AZIO PALMA 218
un dissidio di lieve momento erano rimasti uccisi due primarii cittadini, oltre i morti e feriti plebei. Da un indulto emanato dalla stessa regina de' 10 Dicembre si rileva che alla baruffa avevano preso parte i cittadini non solo, ma anche i contadini al suono della campana, e n'erano derivati tumulti, omicidii ed incendi. Ad interposizione del capitano e per ordine della regina si fecero le paci e si dettero sicurtà. Coll'indulto fn rimessa ogni colpa, salvi gl'interessi da vedersi in via civile. Il Palma trovò di più nell'archivio di S. Matteo un istromeuto del 1518, rogato innanzi del reg-inale capitano, col quale Cicco Cappelletta per sé, per Gio: Marino Corradi e per molti altri, per parenti e per amici assenti; Giovanni Mattei di Ascoli con altri venti, tra quali vari di casa Paluzzi, si rimettono scambievolmente le offese per omicidii e ferite, occorsi finché erano stati divisi in due partiti, e segnatamente per la moate data pochi giorni prima a Gio: Marina Cappelletta; dapoichè dichiararono .non altrimenti che perdonando conseguir potevasi l'eterna salute e tutti i presenti si baciarono.
L'udienza provinciale unico magistrato degli Apruzzi non avea ancora fissa residenza, ma trasferì vasi in giro ove il bisogno lo richiedeva. In Lanciano la ritrovò Martino Cornacchia oratore di Civitella ai 7 Giugno 1518, ove' le presentò provvidenza del Collaterale, indirizzata ai magnifici uditori della regia udienza aprutina, relativa a due petizioni de' civitellesi.
Finché visse la regina Giovanna fu la efficace protet-trice dei nostri antenati, ed ai 16 Maggio 1518 scrisse al-l'arrendatore della'regia dogana con forza e risentimento perché osava soggettare i Teramani al diritto di fondaco per le robe e pei denari che costoro estraevàno per terra. Con assai grave però e giusto dolore dei vassalli ella morì sul finir di luglio, coinè scrive Muzì, o nel principio di Agosto, giusta asserisce lo storico solmontino. Ambi riferiscono l'ordine del viceré in data del 28 Agosto, direttp al governatore ed agli uditori di Apruzzo, di prender possesso in nome delle cattoliche maestà Giovanna e Cai'lo di tutti i luoghi posseduti della defunta. Subito dopo la città nostra