Di PANCE AZIO PAlBfÀ 217
accorrendo i dodici dovunque era il bisogno e vegliandone la metà della notte.
Venne in fatti il Commissario, che adoperò tutta la sua eloquenza a persuadere la rassegnazione ed a mostrare i danni gravissimi della resistenza. Fugli dolcemente risposto che pendente l'appello si vedrebbe la città obbligata a sostenersi colla forza. Ciò avendo previsto il duca aveva riunita un'armata di 5000 uomini, e la fé subito avviare verso Te-ramo, in due colonne, una da. Forcella al Pennino, T altra da S. Atto, nel cui rnonistero il Marchese Gio: Francesco, figlio del duca, comandante della spedizione lasciò 100 uomini, e portò i rimanenti al casino del vescovo. Or vedendo il Marchese la costanza dei,cittadini nel volersi difendere, deliberò di dar l'assalto la notte tra il 17 e 18 Novembre. A tale uopo riunite le due colonne provvedute di lunghe scale nel letto dei fiume Vezzola, le pose in ordine per l'assalto. Ivi stando tutte le truppe, dice il Muzj « videro sopra « le mura della città una donna risplendente vestita di « bianco ed un uomo a cavallo vestito di rosso, il quale « pareva che scorresse in qua- ed in là le muraglie. Questa « visione die tanto terrore agli assalitori che buttate le « scale a terra si posero a fuggire. E perché pareva loro « sentire addietro gran calpestio di cavalli, ciascuno gittava « le sue armi per più leggermente fuggire, non si ritenendo « mai di correre finché non giunsero alla badia di S. Atto ». Soggiunge poi che i Teramani nulla seppero di tal miracolo nell'ora che occorse; e la mattina non vedendo la gente del duca sospettarono qualche stratagemma. Ma poi rimirando giacer sul letto del fiume gran numero' di scale, alcuni uscirono fuori e trovarono targoni, rotelle, balestre, ronche ed altre armi abbandonate, dal che conobbero di essere stati liberati dall'assalto. Quindi celebrarono quel giorno che fu il 18 Novembre 1521 ed i seguenti anniversarii di essi con giostre, torneamenti, suono di campane, processioni e col portarsi il magistrato fra lo squillo di trombe ad offrire a S, Berardo un cereo. Fino ad oggi si rammemora tale liberazione ma semplicemente colla processione, cui interviene l'autorità municipale con l'offerta di cera. Il Muzj, scrittore