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saggio e scrupolosamente veridico, asserisce d'aver saputo l'avvenimento da persone che si erano trovate presenti, tanto di Teramo che di fuori. Ciò poteva ben accadere essendoché egli nacque quattordici anni dopo. È notabile che sebbene tutti i fuggiaschi si ritirassero nel monistero di 8. Atto, non pensò il marchese Gio:Francesco di ricondurli all'assedio.
Eespirarono i Teramani, ma senza addormentarsi. Spedirono in Eoma Sir Cola Bucciarelli ed in Napoli Pier Santacroce. Incaricarono il primo di ottenere dall'Ambasciatore di Spagna e dal Cardinal Colonna delle commendatizie all'Imperatore; di reclamare dal Legato della Marca il gastigo di quei di Ascoli, di Offlda e di Ripa '), che sotto le bandiere del duca erano venuti a danno di Teranio, e pregare il Cardinale a far sì che il successore del Vescovo Aprutino, malato gravemente in Eoma, fosse persona capace di proteggere e favorire la patria libertà. Ebbe in fatti Bucciarelli le due lettere e spedille al sovrano. Intanto il Santacroce rappresentava al viceré che la città piuttosto che sottomettersi amava ricomprar sé stessa per 40 mila ducati, purché le si concedesse qualche dilazione. Tanta fermezza e tanto sacrifizio fecero impressione nell'animo del viceré, onde animò l'oratore a ridurre la domanda in supplica, la quale poi accolse, accompagnò con favorevole avviso, e fé giungere a Carlo contemporaneamente alle due lettere di Eoma; sì che ne venne rescritto imperiale di accettarsi la chiesta prelazione. Tale decisione fu dal viceré spedita per corriere al Comune, coll'ingiunzione però di far presentare a lui fra dieci giorni due sindaci con pieni poteri, e di far depositare i ducati 40 mila fra un mese, scorso il quale si sarebbe dato il possesso della città all'Illustrissimo duca di Atri. Non si mancò di spedire i due Oratori, che -nulla operarono per la malattia e morte del viceré Cardona.
Volle buona fortuna che Carlo Lanoja, destinato a sur-
') Pei ripani costa l'intervento dal libro de' loro Consigli ove è registrato che marciarono in gran numero sopra Teramo, in Ottobre 1.521, in aiuto dal Marchese di Bitonto di casa Acquaviva, amica e concittadina Ripana sotto gli ordini di due del Magistrato (Bruti opus).