DÌ FANCRAZIO PALMA 219
rogarlo, nel portarsi in Napoli passasse per Teramo, ove fu alloggiato in casa di Gio: Ascolo Forti giudizioso gentiluomo. Sì costui, che il magistrato andato a visitarlo ed a presentargli un regalo, lo informarono delle ragioni politiche, per le quali non doveva darsi agli Acqua viva la signoria di Teramo, della risoluzione de' cittadini di farsi piuttosto tagliare a pezzi; ed implorarono la protezione di lui. Il viceré la promise e mantenne la parola. Andati in Napoli i due deputati con ampia procura, dopo superati alquanto ostacoli, si obbligarono con contratto de' 31 ottobre 1522 di pagare dei ducati 40 mila:'ventimila fra un anno e ritenere gli altri 20 mila a censo rendibile in rate, non minori di ducati tre mila coll'interesse del 10 per cento. Costituirono l'ipoteca sulle rendite e sulle gabelle che rimasero a prò del Comune, insieme colle sportule de' giudizi, giusto erasi accordato al duca. Non ebbe però la Città il diritto di nominare il capitano, ma solo di presentare una terna. Si concedette generale indulto per qualunque delitto onde evitare le molestie degli Acquaviva per precedenti o-stilità e per robe perdute.
A premura di due religiosi Teramani spediti a Vallia-dolid per ottenere una proroga al pagamento di due. 20 mila, dopo varie udienze, si ottenne un regale rescritto che il viceré disponesse l'occorrente in modo però che Teramo abbiasi per raccomandata... ed in grado di conoscere che egli (il re) l'ama e stima, e che non sia invano ricorsa a lui. Il viceré insinuò ai deputati di far presentare un acconto in danaro e panni, chiedendo dilazione pel resto. Per supplire a sì ingenti spese il magistrato impose una colletta straordinaria chiamata della libertà di un ducato a libbra. Non sappiamo se altre somme si sborsassero.
Certo che per tutto l'anno 1525, insistendo il duca di Atri per riavere i ducati 40 mila, il Collaterale rescriveva, che quando la città non adempisse si sarebbe questa consegnata al compratore, perciò durante il detto anno si visse sempre in guardia di giorno e di notte.
La regia udienza degli Apruzzi non aveva ancora una residenza stabile, come dicemmo. Ai 28 agosto 1525 sedeva