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Opere Complete di Pancrazio Palma (1781-1850)

Giovanni Palma (a cura di)
Giovanni Fabbri Teramo, 1912, pagine 572

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   DI PANCRAZIO PALMA -221
   Mentre che le varie azioni di terra e di mare favorivano le armi galliche, il comandante di esse per affrettare la resa di Napoli ne tagliò gli acquedotti, da' quali deviato il fluido, stagnando nei piani tra Poggio regale ed il mare, corruppe l'aria ed aumentò le malattie contagiose già penetrate nel campo della città, ove allignava la peste; e molti Francesi morirono, compreso il supremo generale. Allora il Marchese di Saluzzo, succeduto a Lautrech, fu costretto di scendere agii accordi, stipulando che gli ufflziali rimarrebbero prigionieri di guerra ed i soldati se ne andassero a loro bell'agio senz'armi, senza cavalli e senza arredi. Dopo di che il regno tutto ritornò all'ubbidienza di Carlo.
   Non rimasero però tranquille le Città ed i baroni che avevano prestato il minimo favore ai francesi. Il viceré principe di Oranges tolse Colonnella agli Ascolani e la concedè allo spagnolo Benedetto Eosales. Privò Camillo Orsini della Valle Siciliana e l'assegnò a D. Ferrante Alcaron con titolo di Marchesato. Confiscò lo Stato di Atri e lo donò ad Ascanio Colonna: ma gli apruzzesi vassalli del duca (scrive Giannoni) ') non volendo dar ubbidienza ad Ascanio, furono occasione che si vedesse meglio la causa. Prima che questa si decidesse il duca Andrea Matteo se ne morì, lasciando i suoi diritti a Giuliantonio figlio del premorto Gianfran-cesco. A costui contrastolli Gio: Antonio conte di Gioja, secondo genito del duca defunto, pretendendo che a lui fosse devoluta la primogenitura per essere Gianfrancesco premorto al comun padre: ed i giudici, in grazia della fedeltà del conte di Gioja nell'ultima guerra difendendo Ta-ranto, a lui aggiudicarono, in data de' 23 Ottobre 1530, la proprietà di tutti i feudi descritti nella sentenza. È notabile che nessun motto vi si fa di Teramo, sebbene si nominano Collevecchio e Fornarolo non possedute da Andrea Matteo, Oorropoli, Bollante, Tortoreto, S. Omero e Poggio Morello si lasciarono in dominio di Dorotea Gonzaga vedova del tu D. Gianfrancesco per le doti di lei. E li rattenne, non solo
   ') Lo Storace spiega ohe fossero le donne di Celiino, le quali si dife-sero con tale intrepidezza che Ascanio non potette espugnar quella terra.

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