DI PANCRAZIO PAI/MA 225
di fuochi, e dal libro si ravvisano le dolci industrie per nascondere il loro vero numero al regio contatore, non escluse le regalie a costui. Carpito il carico minore possibile, questo si ripartiva secondo il vero numero e secondo le libbre catastali. Le gabelle comunali erano macello, macina, forno, olio, vino a minuto, rimessa dello mosto, delle olive e del bestiame, peso e staterà, tomolo, bestiame, straordinarii, consistenti nelle multe, dritto di bollo sui panni teramani, fornaci, ponti, ed altri cespiti. Inoltre la città esigeva la metà delle sportule per le cause attivate innanzi al capitano ed al giudice civile, ai quali il Comune pagava i soldi, come al medico, al razionale, al cancelliere ecc. Le più forti spese della Comunità erano gli alloggi de' Viceré e de' magistrati della provincia, che non a discrezione, ma, senza discrezione vi si fermavano, ed esigevano pane, vino crudo, paglia, biada, legne, letti e mobili, che spesso non restituivano e tutto soddisfacevasi dall'amministrazione civica. Era questa così paterna, che pagò due. dieci per riparare la casa di un cittadino smantellata dall'irniente capitano Cesare Capece.
Varie multe furono estorte a Teramo dal Viceré e dalla regia Udienza per avere introdotto in città dei banditi, allorché resistette all'Alcaron. Si fecero spese per inviare un oratore in Napoli incaricato di ottenere il disgravio dei fuochi, per impetrare la privativa de' sali, la facoltà di eleggere il capitano, e per rimuovere i soldati. Non apparisce che alcuna di tali richieste fosse accordata. Si pagò un procuratore in Napoli, forse pel parlamento tenuto in S. Lorenzo, ad oggetto di offrire all'Imperatore un grosso donativo.
In Gennaio e Febbraio 1532 alloggiarono in città A-scanio Colonna generale della fanteria italiana, ed il Viceré della provincia.- La spesa del mantenimento loro, e del seguito, dice Muzj che non ardisce raccontarla. Solo cenna che il Viceré Savelli conduceva 50 cani, oltre l'intiero Tribunale co' suoi scribi e col bargello, il quale sbarazzò l'osteria assegnatagli anche delle tavole e dei chiodi. Si pagarono a più persone le legna ad uso della cucina del sig. P. PALMA, Opere completf 15