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Viceré per un mese e dodici giorni in passi 48. Continuamente fino all'anno 1539 alloggiarono in Teramo soldati a cavallo ed a piedi, e d'ordinario un mese dell'anno il Viceré cogli uditori, col fiscale e loro sequela. Inoltre nel 1536 furono alimentate per le case tre compagnie, e partendo pel Piemonte il loro capo volle ducati 1000 dall'Università ed altri 300 soldati spagnuoli furono mandati per tre mesi nel 1538, e ciò in tempo di carestia che durava dal 1524.
Quindi non la sola benevolenza, ma la miseria ancora, potè spingere 600 Teramani, 400 Camplesi, 300 Civìtellesi e 200 di altre terre della regione ad arrotarsi nel settembre 1534 sotto le bandiere di Ascoli guerreggiante contro Fermo. Si trovarono essi all'espugnazione di Massignano, ed a varii badalucchi presso S. Ginesio e Montolnio, ove rimasero morti nove teramani. Il Senato Ascolano accordò la cittadinanza a tutti gli ausiliari.
Si ha da pubblici istrumenti del 1535 che gli odii cittadini sussistevano ancora, e che in Teramo erasi venuto alle mani con parecchi omicidi; che giuntovi il Viceré non seppe far meglio che intimare un generale parlamento per ripristinare il quieto e pacifico vivere, dietro il quale seguirono protocolli di pacificazione tra diverse famiglie ed in-dennizzazioni pagate parte dagli offensori, parte dal paterno reggimento cittadino.
Nel 1538, Campii con altre Terre furono cedute in dote a Margherita d'Austria, figlia naturale dell'Imperatore Carlo V, sposata ad Alessandro de' Medici primo duca di Firenze: e questo morto, ad Ottavio Farnese nipote di Paolo III investito poi nell'Agosto 1545 dei ducati di Parma e Piacenza. Per lo che Campii con molti altri paesi, egualmente ceduti alla sudetta Margherita, cominciarono a dirsi farnesiani, come si sono intitolati sino al principio del secolo corrente.
Continuando la carestia nel 1539 la città .chiuse la porte al maggiore Vives spagnuolo, che con due compagnie di fanti voleva prendervi stanza: quindi fece resistenza per due mesi e 18 giorni senza che il Vives usasse la forza. Ma rimaste inutili le rimostranze fatte in Napoli, dietro le minacce dello Spagnuolo e del Viceré della provincia, biso-