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Opere Complete di Pancrazio Palma (1781-1850)

Giovanni Palma (a cura di)
Giovanni Fabbri Teramo, 1912, pagine 572

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a cura di Federico Adamoli

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   DI PANCBAZIO PALMA 227
   gnò accoglierli. Entro quest'ultimo, condannò la città ad una multa di ducati 3000 ed al diroccamento di 40 passi delle mura, fermandosi col suo seguito un intero mese colle solite angarie, e per due mesi vi restarono gli Spagnuoli, i quali esigevano ogni giorno otto salme di grano, che allora valeva ducati 10 a salma, razioni di vino e carne. Le sole legna per essi e pel Viceré costarono 200 ducati, sebbene valessero carlini cinque il passo. E tante erano le esigenze degli ospiti, tanti i lagni de' Cittadini che il capo del reggimento Oecco di Messer Nardo Castelli, oppresso giorno e notte, divenne demente ai 15 marzo. Riportato in casa, rimase quindici dì cogli occhi aperti ed immobili senza profferir parola. Per tanti dispendii l'università fu obbligata ad impegnarsi la gabella delle carni a Fallerio barone di Bisenti, ed imporsi altra pesante colletta.
   Invitata la città al parlamento generale del 1540 in Napoli, v'inviò qual deputato Gio: Francesco di Adamo, cui inoltre fu data facoltà di vendere la gabella della macina, ma non avendo trovato un compratore, e pressata l'Amministrazione da debiti contratti, i più saggi vinsero il partito d'imporsi un nuovo dazio, non per fuochi, ma secondo la possidenza, di un carlino per libro catastale.
   Non mancarono spendi nel 1541 per un oratore ad altro parlamento generale, e per la permanenza del Preside provinciale.
   Ripristinata la feracità della terra, tale si fu l'abbondanza, che nel 1542 il grano si vendeva meno di tre carlini al tomolo, dandosi due libbre di pane a tornese, onde si potè accogliere con lusso la duchessa Margherita recatasi a visitare i suoi feudi, tra quali erano Penne e Campii in settembre detto anno. Un'opera di civico lustro fu intrapresa dal maestro portolano di quel tempo, il quale coraggiosamente cominciò a far demolire le scalate esterne delle case, nonché le tettoie che coprivano le botteghe. Tale salutare riforma, fu creduta in quel tempo una vessazione, e fu elusa o almeno lasciata imperfetta con ricorsi al Viceré. Dopo lungo litigio, Miano fu separato da Teratno con sentenza 4ella G. C. della vicaria de' 24 dicembre 1546,

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