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Opere Complete di Pancrazio Palma (1781-1850)

Giovanni Palma (a cura di)
Giovanni Fabbri Teramo, 1912, pagine 572

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   230 OPERE COMPLÈTE
   fece un'irruzione fino a Ripatransone, saccheggiando Spine-toli, Mousampolo, Acquaviva e Montetoandone. Volle il Oa-rafa rendergli la pariglia, uscendo d'Ascoli per depredare Faraone, 8. Egidio, Torano, 8. Omero e Controguerra. Corro-poli animato dal preside resistette. Il Oarafa non avendo artiglieria non pensò di espugnarlo, ma ritirato anzi il presidio che posto aveva in Controguerra, si ridusse in Ascoli. Allora il Loffredo investì Ancarano, ma ne abbandonò l'assedio, volgendosi a Maltignano, ove con due cannoni avuti da Aquila, avendo aperta una breccia, 200 soldati che vi erano chiusi si resero a discrezione, e furono quasi ignudi trasportati a Civitella. Intanto fu fra le parti belligeranti conchiusa una tregua.
   Eestituitosi in Napoli il Viceré, convocò un parlamento di baroni e comuni demaniali per aver denaro. Quindi scrisse a Loffredo che fortificasse i luoghi più opportuni, e costui scelse Chieti, Pescara, Atri e Civitella. In questa, dopo la distruzione dell'antico castello, fatta dai cittadini nel 1595, e da noi cennata, altro non eravi che una forte torre sulla sommità, un recinto di mura con alcune torri sulla vetta settentrionale ed un simile nel contorno della sotto posta città. Questo recinto si dette a rassodare il Marchese preside con ripari e bastioni, introducendovi i due cannoni avuti da Aquila.
   Il duca di Guisa intanto se ne veniva coll'armata francese alla conquista del regno. Era suo avviso di penetrarvi per S. Germano: ma prevalse il parere del Cardinal Carafa, il quale propose di assalire la nostra frontiera, ove fra le altre cose, assicurava che all'approssimarsi dell'armata libe-ratrice, come a lui piaceva chiamarla, si solleverebbe lo stato di Montarlo con altre popolazioni. Quindi i Francesi per la Eomagna e per la Marca giunsero in Fermo. Eranvi con loro parecchi signori esuli dal regno, fra quali Gio: Francesco Acquaviva primogenito di Giuliantonio, che s'intitolava duca d'Atri, ansioso di rivindicare i feudi, di cui il padre fu privato per la sua adesione ai Francesi nel 1528.
   Conosciuto dal Viceré il piano dei nemici, spedì il Conte di Maddaloni in Atri ed il Conte di S. Fiora in Civitella,

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